Con 154 voti favorevoli, 36 contrari e 46 astenuti è stato approvato dal Senato il Ddl Editoria relativo all’«Istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria, della disciplina di profili pensionistici dei giornalisti e della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti». Il provvedimento, con le opportune modifiche di palazzo Madama, torna in terza lettura per l’esame alla Camera. Relatore del provvedimento è l’onorevole Roberto Conciacich.
La Riforma dell’Editoria prevede, all’art. 1, l’istituzione di un Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione nel quale confluiranno le risorse derivanti dal contributo di solidarietà a carico delle società concessionarie di raccolta pubblicitaria, fino a un massimo di cento milioni, e dalle maggiori entrate del canone RAI. Il finanziamento sarà riservato alle cooperative di giornalisti, agli enti senza fini di lucro, alle imprese editrici espressione delle minoranze linguistiche, ai periodici per non vedenti, alle associazioni per i consumatori, ai giornali in lingua italiana diffusi all’estero.
L’obiettivo, si legge nel desto del Ddl è di “assicurare la piena attuazione dei princìpi di cui all’articolo 21 della Costituzione, in materia di diritti, libertà, indipendenza e pluralismo dell’informazione, nonché di incentivare l’innovazione dell’offerta informativa e dei processi di distribuzione e di vendita, la capacità delle imprese del settore di investire e di acquisire posizioni di mercato sostenibili nel tempo, nonché lo sviluppo di nuove imprese editrici anche nel campo dell’informazione digitale”.
Viene inoltre introdotto un tetto di euro 240.000 agli stipendi di amministratori, dipendenti e consulenti RAI in qualità di concessionario del servizio pubblico, limite che – qualora superato – farebbe scattare una riduzione dei contributi pubblici per le imprese editrici.
L’articolo 2 conferisce deleghe al Governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria e dell’emittenza locale, della disciplina di profili pensionistici dei giornalisti (che dovrà allinearsi a quella generale) e della razionalizzazione sia della composizione che delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. L’obiettivo è di garantire maggiori coerenza, trasparenza ed efficacia al sostegno pubblico all’editoria.
Agli artt. 3 e 4 leggiamo le nuove disposizioni per il riordino dei contributi alle imprese editrici, e la proroga dei termini per l’equo compenso ovvero la tassa che spetta ai detentori del diritto d’autore a fronte della possibilità dei consumatori di fare una copia personale di documenti acquistati, salvandoli su appositi dispositivi contenenti memoria quali smartphone e tablet. La norma sull’equo compenso risale a giugno 2014.
Ancora: l’articolo 5 punisce l’esercizio abusivo della professione e stabilisce che “nessuno può assumere il titolo né esercitare la professione di giornalista, se non è iscritto nell’elenco dei professionisti ovvero in quello dei pubblicisti dell’albo istituito presso l’Ordine regionale o interregionale competente. La violazione della disposizione del primo periodo è punita a norma degli articoli 348 e 498 del codice penale, ove il fatto non costituisca un reato più grave”.
L’articolo 6 istituisce altresì nuove disposizioni per la vendita dei giornali a decorrere dal 1º gennaio 2017, prevedendo la liberalizzazione degli orari e dei punti vendita.
Una delle novità apportate dal Ddl è anche la riduzione del numero dei componenti del Consiglio dell’ordine dei giornalisti da 60 a 36, inclusa la presenza di un rappresentante delle minoranze linguistiche.











