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Bari calcio, torna a parlare Paparesta: “Rivoglio il Bari. Ma in Noordin ci credevo”

Dopo quattro mesi torna a parlare Gianluca Paparesta. Più di un’ora di conferenza stampa per chiarire tutto quanto era rimasto in sospeso fino al suo addio al Bari. Parte tutto dall’azione giudiziaria messa in atto contro l’attuale presidente biancorosso Cosmo Giancaspro. “Inaspettatamente – ha esordito Paparesta – sono venute fuori notizie legate a un’azione giudiziaria che la gente pensa sia volta a un risarcimento o affinché io ottenga un rimborso per la cessione delle quote. Non chiedo rimborsi, ma il ripristino della situazione societaria a come era prima di giugno”. E Paparesta lo afferma senza dubbio: oggi detiene lo 0.7% delle quote e rivuole il pacchetto azionario di maggioranza.

Un’azione che non va contro la società, come spiega il suo legale, l’avvocato Donativi. “Ne avremmo parlato soltanto alla fine della causa – precisa l’ex arbitro internazionale – ma c’è stata la necessità di precisare alcune notizia trapelate. Se dovessimo vincere, avremmo comunque garanzie per mantenere la società grazie a un gruppo solido di imprenditori che sarebbe stato già pronto a giugno. Non vogliamo turbare la squadra e ostacolare gli obiettivi sportivi”.

Nel suo monologo Paparesta ripercorre la cronistoria della sua avventura con il Bari. Dalla vincita all’asta del 2014 fino ai rapporti con imprenditori russi e indiani. E ovviamente con Datò Noordin. Di suo l’ex presidente biancorosso dice di aver chiesto diversi prestiti personali e un mutuo alla Banca Popolare di Bari per 2,7 milioni con ipoteche di immobili personali. “Probabilmente sono stato un credulone a fidarmi senza che prima arrivassero i soldi, ma non ho fatto tutto questo per interesse. Io sono il primo a essere stato danneggiato dall’operazione Noordin. E stiamo pensando ad un’azione anche nei suoi confronti”. Perché Noordin non ha mai versato un centesimo di quanto concordato nel contratto di acquisto preliminare. “Perché c’era tensione tra Paparesta e Giancaspro”. Questa la motivazione del malese. “Noordin mi disse di non voler proseguire e di aver bloccato qualsiasi passaggio di denaro, già rallentato in precedenza dai controlli per le norme internazionali antiterrorismo”.

“Forse sono stato un folle, ma sognavo davvero di vedere il Bari in Champions. Chiedo scusa a tutti, ma l’ho fatto in nome dell’amore verso Bari e il Bari”.

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