Tu cosa fai nello spazio di un respiro?
Immagini, cancelli quell’immagine; ricordi, cancelli quei ricordi; ti inviti a farne un altro e cancelli quell’altro per lasciare spazio a un altro di tornare.
Riapre i cassetti dell’archivio limbico alla voce “anni ’80” l’attore barese Antonello Loiacono che ieri sera sul palco del teatro Bravò di Bari debutta nel suo show “Lo spazio di un respiro”.
E lascia tutti senza fiato; per la commozione che suscita negli spettatori il ricordo spettinato degli anni in cui del telefono ci portavamo dietro solo i gettoni; e per le risate, tante risate.
Sul palco con il chitarrista Gianni Quadrelli e Pier Dragone voce e chitarra, che fanno vibrare l’aria con talento e ironia, Loiacono entra come un tarlo nella storia di quegli anni; gonfia il pallone dei ricordi con la panna montata dalle sigle dei cartoni animati, che chi più chi meno vicino ai 40 ha ancora in testa tatuate; dal ricordo dei giochi; quelli di quando non c’era la PlayStation e ci si doveva arrangiate col SuperSantos; di quando delle bambole si cercava di supporre il sesso; e si viveva senza Google e si aspettava il telegiornale e negli zaini il vocabolario pesava come piombo e tutti in piedi quando in classe entrava l’insegnante. Quando l’unico reality erano i pianti per il ginocchio sbucciato, niente bacche di goji e tanto pane e nutella.
Allora nello spazio di un respiro ti accorgi che in quello stesso istante il tempo è passato e tu sei già un po’ cresciuto. Un po’ più lontano da ieri; a quel bacio sudato, e un poco più vicino al suo ricordo; a quella dichiarazione non fatta, e un po’ più vicino al suo rimorso; a quelle spalle girate e un po’ più vicino a quel rimpianto.
Siamo già più domani e meno Duran Duran. E l’importante sembra solo resistere e incartare quei ricordi e a quelli che verranno.











