Commercianti usati come bancomat, criminali in azione praticamente senza soluzione di continuità, ed un far west che rischia di trasformare San Severo in una giungla.
Rapine a mano armata messe a segno con ferocia e disarmante spudoratezza a negozi di generi alimentari, farmacie, tabaccherie, negozi di abbigliamento, bar, agenzie immobiliari, in tutte le zone del centro abitato ed a qualsiasi ora del giorno e della notte.
A far traboccare un vaso già colmo le quattro rapine in poche ore del 22 febbraio: così il sindaco di San Severo (Foggia), Francesco Miglio, e la sua giunta all’unanimità hanno proclamato uno sciopero della fame per la legalità che andrà avanti fino all’incontro “per affrontare in maniera pragmatica, celere ed incisiva il fenomeno criminalità”.
Il primo cittadino ha dato notizia dell’atto di protesta in una lettera aperta, indirizzata al presidente del Consiglio, al ministro dell’Interno Minniti e alle massime autorità locali e nazionali. “Mi vedo costretto a intraprendere – si legge nella missiva – iniziative forti ed eclatanti (…) sino a quando il Governo non avrà dato concreti segnali di presenza sul territorio, assicurando i livelli di vivibilità che ogni cittadino italiano deve avere”.
“I cittadini sono allo stremo – si legge nella lettera – e sta passando il messaggio che San Severo è divenuta terra di nessuno dove la criminalità imperversa e regna sovrana, in spregio alle più elementari regole di democrazia e convivenza civile. Le istituzioni dello Stato sono percepite da tutta la popolazione come inadeguate nel numero e quindi nella impossibilità di fronteggiare l’emergenza criminalità”.
“Dopo numerosi appelli, incontri, rassicurazioni ricevute dai massimi livelli istituzionali, i cittadini di San Severo non percepiscono miglioramento rispetto al problema di criminalità dilagante e legalità negata. Chiedo un incontro immediato per affrontare in maniera pragmatica, celere ed incisiva il fenomeno criminalità nella città di San Severo”.
“Comunico fin d’ora – chiude la lettera – che sarò accanto ai miei cittadini in ogni eventuale iniziativa che dovesse essere organizzata per evidenziare questa situazione di grande disagio e paura. Ove ne avessi i poteri, probabilmente, prenderei atto che la mia città è cinta d’assedio e metterei in campo ogni azione a tutela della incolumità dei miei cittadini e della loro forza economica, messa pericolosamente in discussione da omicidi, rapine, bombe, intimidazioni che rappresentano una autentica dichiarazione di guerra che va contrastata con iniziative straordinarie!”
Immediata è arrivata la solidarietà dell’Anci Puglia che in un Comunicato “esprime vicinanza al sindaco di San Severo Francesco Miglio e il pieno sostengo degli amministratori locali pugliesi per aver intrapreso lo sciopero della fame per sollecitare risposte da parte del Governo in materia di contrasto alla criminalità sul proprio territorio”.
“C’è l’allarme di un sindaco, il disagio di una comunità e di un territorio che chiedono l’intervento dello Stato. Anci Puglia – prosegue la nota – si unisce alla richiesta e alla protesta civile del sindaco Miglio. Da tempo l’Anci regionale solleva la grave questione del forte sottodimensionamento di personale negli enti locali pugliesi e la necessità di avere più vigili urbani a presidio dei Comuni. In alcuni territori i sindaci continuano ad essere abbandonati dallo Stato, con i cittadini che giustamente chiedono sicurezza. Il nuovo decreto amplifica il ruolo e i poteri dei sindaci in materia di sicurezza urbana, ma servono immediatamente fondi per la video-sorveglianza e soprattutto, resta fondamentale e imprescindibile un maggiore coordinamento tra prefetture, forze dell’ordine e sindaci per prevenire e contrastare efficacemente la criminalità”.











