I Voucher non vanno bene. E bisogna eliminarli, foss’anche per referendum (come quello messo in campo dalla Cgil). Eppure di norme che regolino il lavoro temporaneo ed occasionale c’è bisogno, ed allora il Governo ci ripensa e pensa di reintrodurli, magari con un nuovo nome, almeno per le famiglie e le microimprese. Con la manovrina in corso di discussione in commissione Bilancio della Camera tornano i voucher. Almeno per le famiglie e le piccole imprese.
È quello che prevederebbe un emendamento del gruppo Pd e preannunciato da Ettore Rosato: “Anche la sentenza della Corte che ha ammesso il referendum sul lavoro occasionale – ha spiegato il capogruppo dem a Montecitorio – ha detto che c’era bisogno di una norma. Noi stiamo riempiendo questo buco normativo”. L’annuncio di Rosato, ha commentato Arturo Scotto di Mdp, “significa che il Pd ha deciso di far cadere il governo”. Critiche più sfumate giungono da Maurizio Lupi (Ap), che chiede “una vera riforma” che contenga “buoni per la famiglia per il lavoro occasionale, la liberalizzazione per tutte le imprese del lavoro a chiamata o a intermittenza e la regolamentazione, sempre per tutte le imprese, del lavoro a orario ridotto sull’esempio dei mini job alla tedesca. Limitare questi strumenti solo alle micro-imprese non avrebbe senso e ricaccerebbe inevitabilmente nel nero centinaia di migliaia di lavoratori”.
Sul piede di guerra la Cgil che ha preannunciato un presidio al Pantheon, a Roma, “per manifestare contro l’eventuale approvazione da parte del Parlamento di emendamenti che prefigurerebbero il ritorno dei voucher con norme peggiori”, si legge in una nota. Martedì scorso il comitato direttivo della Cgil ha approvato un ordine del giorno su questo tema annunciando che “porrà in atto una ferma e coerente azione di contrasto, facendo sin da subito appello al presidente della Repubblica affinché intervenga, facendosi garante del rispetto della Costituzione e del diritto di voto da parte dei cittadini”. Lo stesso comitato direttivo ha dato mandato alla segreteria di raccogliere le firme per una petizione popolare e per organizzare, eventualmente, una manifestazione nazionale.











