HomeCulturaCharles Lloyd: il grande Jazz passa da Bari

Charles Lloyd: il grande Jazz passa da Bari

E’ uscito il 29 giugno per la prestigiosa etichetta Blue Note “Vanished Garden” il nuovo album di Charles Lloyd col suo gruppo, The Marvels, ma già da marzo è iniziato negli States un tour che al momento si è spostato in Europa. E non poteva fare di meglio l’associazione “Nel gioco del jazz” per festeggiare i 10 anni dalla sua fondazione, che invitare a Bari il sassofonista di Memphis. A 80 anni suonati Lloyd è tornato prepotentemente a riprendersi la scena mondiale che aveva frequentato in maniera discontinua per parecchi anni, complice un lungo soggiorno a Big Sur e una lunga pausa di riflessione sulle filosofie orientali.

Come ha sottolineato Roberto Ottaviano in apertura del concerto, Charles Lloyd ha molte affinità con John Coltrane da un punto di vista formale e spirituale; ed è una coincidenza che proprio il 29 giugno, in concomitanza con l’uscita di “Vanished Garden”, sia uscito anche un cd di inediti di Coltrane risalente al 1963. Lloyd nel corso della sua carriera è stato capace di coniugare le sue origini nere del Tennessee con la creatività della West Coast californiana degli anni ‘60: non per niente il suo disco più famoso è quel “Forest Flower” del 1967 nel quale emerse anche la figura di Keith Jarrett. Oggi nei Marvels brilla la stella di Bill Frisell, grande chitarrista di Baltimora, dallo stile inconfondibile. Ma il concerto di Bari, come diremo in seguito, si è arricchito di un valore aggiunto che lo ha reso unico.

Dopo la lunga assenza è successo che Charles si è presentato a Bari, dove non aveva mai suonato prima, per due anni consecutivi: anche l’anno scorso suonò per l’anteprima al Petruzzelli. Il sassofonista si presenta con gli inseparabili occhialini scuri e il cappellino a visiera. La sua insospettabile freschezza esecutiva è inalterata:  si avvale di un prezioso sincretismo musicale che unisce jazz, rock, country e folk, in grado di passare, non senza disinvoltura, da un fraseggio frastagliato e frammentato a dilatazioni liriche e astratte.

Si comincia con due classici  di Ornette Coleman, “Peace” e “Ramblin”, tanto per stabilire subito un rapporto di amicizia e confidenza con il pubblico. E si capisce che il concerto prende la strada della tensione emotiva, il percorso immaginifico del linguaggio libero, quello che si muove fra un free controllato e pulsazioni fantasiose. Si passa alla melodia affascinante di “Defiant” dalle sonorità fluide, con atmosfere riflessive e malinconiche. In verità il brano è in forte contrasto con lo stile sanguigno dei precedenti, forse anche per un uso esasperato dello pedal steel guitar di Greg Leisz: alla lunga i glissando risultano un po’ fuori luogo e a tratti stucchevoli.

E arriva poi la sorpresa, tutta barese, quando sul palco sale proprio il nostro Roberto Ottaviano, direttore artistico della rassegna. Il concerto assume le caratteristiche di un evento irripetibile: Lloyd al flauto traverso, Ottaviano al sax soprano, inaugurano una sequenza di splendidi brani in cui si dispiegano la maestria musicale e la destrezza esecutiva in un sodalizio che ha la forza dell’improvvisazione.  Agilità creativa e scenari liberi non alterano equilibri naturali, sentiti ma non premeditati. Ottaviano sembra a suo agio ed è assolutamente all’altezza del musicista americano, proprio quando il fraseggio si fa serrato, incalzante, con le note che salgono vertiginosamente; Lloyd magnifica un’intesa perfetta che nessuno avrebbe immaginato prima; Frisell cesella splendidi assolo, anche se denuncia una certa timidezza, lui che è un band leader; e c’è in più ancora la figura di Reuben Rogers, contrabbassista di lusso che ruba la scena con trame non solo ritmiche; Eric Harland disegna ritmi raffinati alla batteria. “Requiem” e “Nu Blues”, due pezzi di Lloyd, spiegano la bellezza del suono, meditato e sublime, scatenando energia ed entusiasmo. Si chiude in bellezza nel bis con “Lady Gabor”: l’andamento di un blues, interrotto solo da un da un piacevole dialogo Frisell – Leisz.

Grande musica, grande spettacolo.

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