Il noto finanziere George Soros, usato come metafora della speculazione da Matteo Salvini, chiamò nell’allora 2011 l’ex Presidente del Consiglio Mario Monti, per “consigliargli” l’arrivo della Troika in Italia ed il draconiano commissariamento delle politiche di Bilancio.
È lo stesso Monti, senza aggiungere ulteriori dettagli, a svelarlo in una intervista su LA7 ospite di Lilli Gruber, in cui il professore fa un richiamo specifico a quel periodo di tensione sui mercati, trovando analogie con i rialzi degli spread (e augurandosi che questo Esecutivo vada a casa).
“Oggi l’Italia aveva lo spread a 306 punti, contro i 106 della Spagna, i 143 del Portogallo, i 34 della Francia. I responsabili sono da trovare nei leader politici dei due movimenti al potere il cui interesse sarebbe quello di non perdere, ma anzi prendere altri voti invece di pensare alla stabilità economica. Dal loro punto di vista, aizzare il popolo contro l’Unione Europea può essere efficace per aumentare il proprio consenso”.
Questo s’aggrega all’allarme lanciato dal FMI, in cui nella loro nota difendono il Jobs Act e la Riforma Fornero, dicendo che l’Italia non dovrebbe toccare questi pilastri, ma approfittare di questo momento di tiepida crescita per smorzare le tensioni bancarie ed il debito pubblico.
Un mix perfetto di moniti, interviste e fattori convergenti, che non fanno altro che potenziare l’effetto boomerang, portando consenso a grappolo ai due movimenti di Governo. Questi marchingegni di pensiero sono stati già abbondantemente usati per impostare le riforme di spending review e di magra che abbiamo già perito.
Non v’è più tolleranza né accondiscendenza, una volta scoperto l’inghippo di tali incisioni a cuore aperto, nessuno vuol più rischiare la pulsione vitale dell’economia a favore delle Istituzioni Europee.











