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Sergio Cammariere, un cantautore di razza ha aperto la decima stagione del Teatro Forma di Bari

Parte col piede giusto la X stagione del Teatro Forma. Con questo non vogliamo significare solo il successo del botteghino che ha registrato il sold out, ma soprattutto che il primo spettacolo è stato di grande spessore artistico e ha ricevuto il consenso che meritava. Due artisti per un recital in cui musica e poesia si coniugano in maniera spontanea e naturale: Sergio Cammariere al pianoforte e Damiano Cosimo Damato voce recitante.

Di Cammariere, cantautore calabrese di Crotone, sappiamo che ha cominciato scrivendo colonne sonore per approdare nel 1997 al Premio Tenco dove trovò la sua consacrazione. Ma la popolarità è arrivata nel 2003 al Festival di Sanremo dove conquistò il terzo posto e il premio della critica con “Tutto quello che un uomo”. Da allora ha composto altre musiche da film e pubblicato dischi in cui non ha mai nascosto le sue simpatie per il jazz: Fabrizio Bosso è diventato un suo collaboratore fisso.

Damiano Cosimo Damato, da Margherita di Savoia, è apprezzato regista e sceneggiatore. Ha lavorato per il teatro con attori dello spessore di Giannini, Foà, Michele Placido, Scamarcio, e in campo musicale ha collaborato anche con Lucio Dalla e Renzo Arbore. Di particolare rilievo sono un suo film documentario su Alda Merini, “Una donna sul palcoscenico”, e uno spettacolo sulla vita di Matteo Salvatore, “Il bene mio”. Con un’esperienza di questo genere è stato facile realizzare un sodalizio artistico con un cantautore.

Il concerto si è aperto con il videoclip d’animazione su “Dalla pace del mare lontano” (canzone tratta dal primo omonimo cd del 2002) realizzato da Damato e premiato al “Roma videoclip”. Simpatico e gradevole preludio.

L’inizio è tutto di Cammariere, vestito con sobrietà di nero, camicia bianca, ricciolo eternamente ribelle sulla fronte: brevi tratti di una personalità schiva, aperta, disponibile, profondamente sincera. Nel corso della serata si rivelerà tutta la sua statura artistica di cantautore di razza. E da subito la performance assume un carattere spiccatamente letterario, sia per i testi di Cammariere sia per gli interventi di Damato, seduto a una piccola scrivania, appena illuminata quel tanto che basta. Il regista legge e recita alternandosi alle canzoni del pianista. Cita Alda Merini, Stefano Benni, Erri De Luca, Bukowski, le foglie d’autunno, e soprattutto l’amore che genera e avvolge tutto. E ci sono anche sue composizioni: “La poesia è nell’aria, è in tutto. Basta saperla cogliere”. Protagonista assoluto di riflessioni e meditazioni rimane sempre il mare inteso nella sua totalità, perché Mediterraneo e l’Oceano sono fatti dello stesso elemento.

Le emozioni più grandi arrivano dal pianoforte e dalla voce di Cammariere in un linguaggio intimo negli arrangiamenti e nel modo di porgersi al pubblico. Vi si legge una sorta di impressionismo, nei testi, nella voce, nelle note, una vena malinconica segreta che viene però messa a nudo, con grande pudore. Sergio descrive paesaggi dell’anima a tinte pastello, intingendo il pennello sulla tavolozza dei sentimenti e trasformandoli in poesia pura. Si viaggia sulle ali della leggerezza in una dimensione pura ed eterea, grazie a canzoni come “Sorella mia”, “E mi troverai”, “Le porte del sogno”, “Via da questo mare”, “L’amore non si spiega”, “Tutto quello che un uomo”. E nel caso ci fossero dei dubbi sull’accostamento di Cammariere a Luigi Tenco, ecco “Mi sono innamorato di te”, delicata, profonda, dolente, suggestiva.

Si chiude così come si è cominciato: “Dalla pace del mare lontano” suonata al pianoforte. Poi il bis è “Padre della notte”, notturna, stupendamente assorta.

“E’ solo un’eco nel vento. Venga il silenzio dalle onde”.

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