HomeCulturaMusica - Uramawashi: dalla Puglia con clamore!

Musica – Uramawashi: dalla Puglia con clamore!

Uramawashi” è termine giapponese tratto dal karate, e sta ad indicare un calcio sferrato di rovescio in stile Shotokan. Nulla che abbia a che vedere con l’Italia, il Sud della Puglia e tantomeno con l’arte e la musica.

Anzi, in campo musicale può essere addirittura fuorviante e ricondurre a musica elettronica in stile da Estremo Oriente. E invece no, e attribuiamo l’estro della parola alla immaginazione fervida di due giovanissimi baresi: Nicolò Restaini (22 anni) e Gaia Daria Miolla (18 anni) che hanno voluto chiamarsi così perché Nicolò ha praticato karate per dieci anni.

Ma più che colpire con un calcio i due ragazzi colpiscono per la spontaneità con cui scrivono e cantano le canzoni. Proprio per questo che Michelangelo Busco, direttore artistico del Forma, li ha voluti nel “suo” Teatro per inaugurare la mini rassegna “Brand New”. E come al solito ha fatto centro.

Breve la storia dei due ragazzi, che nell’aprile di quest’anno si sono presentati coraggiosamente e senza tante pretese su RAI 2 al talent “The voice of Italy”, al cospetto della corte musicale suprema rappresentata da Albano, Francesco Renga, Cristina Scabbia e J-Ax. Proprio quest’ultimo è stato il primo a girarsi sulla sua poltrona in segno di approvazione e interesse per il duo. Il feeling è nato subito con il rapper milanese perché Nicolò proprio grazie al rap si è accostato alla musica quando aveva 14 anni.

“Siete stranissimi, ma veri” ha detto loro J-Ax quando li ha sentiti cantare “Riptide” di Vance Joy: questo brano, pubblicato sui social ha dato notorietà al duo, totalizzando ben 480.000 visualizzazioni, anche se il talent è stato vinto da altri. A questo punto i ragazzi si sono chiesti se non era il caso di fare sul serio, e hanno cominciato a scrivere canzoni.

NOSTALGIA DELL’ALTROVE AL TEATRO FORMA

Così le hanno presentate in anteprima sabato scorso al Forma per testare gli umori del pubblico, mentre l’incisione del disco è ancora in lavorazione. Titolo provvisorio (ma quasi definitivo) del cd “Nostalgia dell’altrove”. Di cosa possano avere nostalgia due ventenni non si sa di preciso, salvo poi scoprire, dalle parole di Nicolò, che quell’altrove è un luogo immaginario, non esiste, o, se esiste, è un luogo all’interno, non all’intorno, di noi. Se ne ricava un riferimento a un mondo intimo vissuto e poi allontanato dalle vicende della vita, e difficile da riprendere perché il tempo ci ha cambiati. E’ un punto di partenza anche se l’album è un punto di arrivo, una prima tappa più che altro, di un discorso artistico che sta prendendo forma.

Gli Uramawashi hanno eseguito una decina di composizioni originali, tutte ballads di taglio moderno, molto accurate in fase di studio e con testi piuttosto interessanti: “Actress”, “So good”, “Ocean” e la delicatissima “Fine and Fire”.

Il duo è alla ricerca evidente di una propria personalità, di una dimensione che sia il più possibile nuova e fresca per farsi notare nel magma delle novità. L’elettronica (sul palco regolata da Alessandro Miracapillo) gioca un ruolo molto importante, ma alla fine ci si accorgerà che è solo una necessità dettata dal momento: rinunciarvi un giorno potrebbe determinare addirittura un salto di qualità .

Se ne ha una prova nei soli due brani acustici “Nello specchio di un bar” e “Parigi”, per voce e chitarra. Splendido il blues elettrico di “Who Did this You”. E ci sono anche cover come  “Another Love” di Tom Odell, l’arcinota “Ain’t No Sunshine” di Bill Withers e “Redbone” del rapper Childish Gambino: è il momento giusto per meglio notare grande abilità negli arrangiamenti, intelligenti e originali. In evidenza alla chitarra solista Michele Pellicciari, altro amico che ha accompagnato sul palco gli Uramawashi.

In sostanza tra qualche ingenuità, un po’ di tenerezza (i due sono fidanzati e non ne fanno mistero), voci da rifinire, batteria (suonata da Gaia) da usare con più frequenza, il duo ha mostrato buone qualità. Il frutto è ancora acerbo, ha appena superato la fase della fioritura.

Ma l’albero sul quale sta maturando sembra saldo e in un ambiente naturale sano.

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