Il Lecce trova la chiave giusta per scardinare la difesa del Foggia, per 60 minuti impeccabile, e riesce a trasformare una partita arida, anche un po’ bruttina, sicuramente avara di occasioni e in equilibrio in 3 punti d’oro per la classifica, il morale e la voglia degli uomini di Liverani. Il Foggia messo su da Padalino, dal canto suo, può ripartire dalla certezza di essere una squadra che concede pochissimo, e se lo ha fatto col secondo migliore attacco della categoria lo può fare con chiunque e trovare la strada per la salvezza.

Il match della XXVIII giornata inizia nel peggiore dei modi: senza i tifosi ospiti colpiti da un divieto di trasferta. Sono pochissimi i tifosi giunti a Lecce, probabilmente perché non residenti nella propria città. Il Lecce scende in campo con la divisa che fu dell’annata 76 con mister Renna, recentemente scomparso, sulla panchina giallorossa. Dai primi minuti si nota subito la diversa marcia. Il Lecce ha voglia di fare, di costruire, di andare subito in gol. Il Foggia resiste, fa muro e si oppone.
La Mantia serve Mancosu al quinto ma l’8 giallorosso viene stoppato e anticipato dalla difesa rossonera. All’ottavo è Falco dal limite dell’area a calciare verso la porta di Leali che blocca a terra. Un minuto dopo è il Foggia a uscire e a tentare di rendersi pericoloso ma in fase offensiva è molto impreciso. Il muro messo su da Padalino, infatti, regge nella propria metà campo. All’11esimo è ancora La Mantia a rendersi pericoloso su calcio d’angolo, ma il suo colpo di testa è centrale. Niente, il Lecce non trova spazio per aggredire. L’attaccante romano fa un ottimo lavoro soprattutto in fase di copertura e di possesso palla per far salire e rifiatare la squadra. Emblematico di questo momento buio dei giallorossi è l’incapacità, che durerà per tutta la frazione di gioco, di arrivare al tiro. Mancosu, resosi conto di ciò, proverà due tiri abbastanza pretenziosi senza alcuna speranza. Al 32esimo ci prova anche Majer che non inquadra la porta. Il Foggia chiude il tempo un po’ nervoso, forse l’argine inizia a scricchiolare, e gli uomini in casacca bianca devono spesso ricorrere alle maniere forti. A fine tempo possiamo sicuramente dire che i giallorossi vincono ai punti, ma il calcio non è la boxe.
Nel secondo tempo il Lecce parte dal primo secondo a testa bassa. L’atteggiamento è quello giusto. Padalino capisce che resistere altri 45 minuti sotto i colpi avversari non sarà facile. Petriccione scalda subito le mani a Leali con un bel tiro da fuori. L’opera di ricerca della chiave da parte dei giallorossi continua. Il centrocampo viaggia a mille, i passaggi, il giro-palla, le verticalizzazioni sembrano iniziare a dare speranza e concretezza al possesso fin qui sterile. Liverani capisce il momento, legge alla perfezione la partita e decide di scambiare Mancosu con Falco. Spesso è l’8 giallorosso a fare la seconda punta con Falco defilato o, addirittura, sulla destra. Al 60esimo i giallorossi trovano l’acqua. Parte tutto da un’azione di Falco che, come contro il Livorno, sulla destra arriva a fare la differenza. Il servizio è per l’accorrente Petriccione che lascia partire un assist al bacio per La Mantia. L’attaccante, al centro dell’area, forse lasciato colpevolmente solo, si fa trovare pronto e di testa batte Leali. Il Lecce è in vantaggio. Il Via del Mare esplode.

Dopo due minuti Majer potrebbe raddoppiare. Il tiro finisce alto, ma forse la punizione sarebbe stata eccessiva per i foggiani. Fino alla fine del match non succede molto altro, a parte un’occasione di Falco e una bella imbucata in area leccese di Mazzeo fermato da Tachtsidis nei panni di un difensore vero. Il Lecce è bravo a chiudere e a tenere i foggiani lontani dalla porta. Padalino prova a inserire qualche attaccante, ma non è mai pericoloso.
La partita finisce col punteggio di 1 a 0 per il Lecce che porta a casa punti importanti. Il Brescia nel frattempo rimonta da 2-0 e vince per 3-2 a Cosenza e mantiene le distanze invariate, aspettando la partita di domani del Palermo. Il Foggia, come detto in apertura, può ritenersi soddisfatto della tenuta difensiva, un po’ meno del reparto d’attacco. Va anche detto, per entrambe le squadre, che alcune assenze pesanti hanno condizionato il livello di gioco.







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