La band afro beat “I Hate My Village”, composta da tre eccelsi musicisti del panorama indipendente italiano – Fabio Rondanini (Calibro 35, Afterhours), Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion) e Alberto Ferrari (Verdena) – sabato 30 marzo farà tappa all’Officina degli Esordi per presentare al pubblico barese l’omonimo album, uscito per la Tempesta International lo scorso 18 gennaio.
La loro prima fatica discografica, anticipata dai due singoli “Tony Hawk Of Ghana” e “Acquaragia”, è un mix esplosivo di melodie e ritmi africani che si fondono con timbriche occidentali ottenendo un risultato di straordinario effetto.
In apertura Black Snake Moan, un progetto di ricerca sonora, che affonda le proprie radici nelle atmosfere delta blues e negli immaginari desertici, con una sfumatura psichedelica.
I biglietti sono disponibili sul circuito Ticketone e Vivaticket.
Fabio Rondanini e Adriano Viterbini, forti delle straordinarie capacità tecniche, sono autentici pesi massimi nell’attuale scena musicale italiana ed esplorano da anni le infinite possibilità nella ricerca del groove. I Hate My Village testimonia l’amore viscerale dei due per la musica africana, un amore nato sui palchi – accompagnando maestri quali Bombino e Rokia Traoré – e poi cresciuto in sala prove con la curiosità di chi ha costantemente voglia di contaminarsi e divertirsi nell’ampliare il proprio orizzonte.
Questo risultato si amplifica ulteriormente grazie al contributo di uno dei personaggi chiave del rock nostrano dagli anni ’90: Alberto Ferrari (Verdena) si inserisce con la sua inconfondibile vocalità donando all’amalgama strumentale un ulteriore elemento capace di unire mondi – apparentemente lontani – che in I Hate My Village sembrano coesistere da sempre.
Il suono che deriva da questo magico incontro è coraggioso ed innovativo. In cabina di regia Marco Fasolo (Jennifer Gentle) lo restituisce in maniera emozionante, dimostrandosi ancora una volta uno dei produttori più visionari e abili, tanto nel riprendere l’energia dei musicisti in gioco, quanto nel raccontare tutti i variopinti paesaggi sonori della loro scrittura.




















