Pochi sono stati i cinema in Puglia a trasmettere “Dilili a Parigi”, l’ultimo capolavoro del maestro d’animazione francese Michel Ocelot, vincitore del César e del Pulcinella Award . Tra questi a Bari ci ha pensato negli scorsi giorni il Cinema Splendor, uno dei piccoli cinema monosala che con una programmazione di qualità cerca, con determinazione, di fronteggiare la potenza dei multisala.
Il regista
Michel Ocelot, reduce dai precedenti lavori «Azur e Asmar» e «Kirikù e la strega Karabà», riesce, con un’animazione raffinata dalle sfumature ironiche sotto forma di favola, ad addentrarsi nelle viscere delle problematiche che investono vari contesti culturali, raccontando realtà ardue attraverso il filtro dell’immaginazione: l’unica chiave straniante in grado di far riflettere l’uomo su realtà complesse come la violenza sulle donne o il razzismo, che oggi più che mai tendono a sfuggirci di mano, deformate da un giornalismo troppo superficiale.
Trama
“Dilili a Parigi” è una storia ambientata nella Parigi della Belle Époque, che ha come protagonista una bambina meticcia, discriminata per la sua pelle ambrata, troppo chiara per il suo paese d’origine e troppo scura per gli abitanti parigini. La piccola Dilili riesce ad arrivare a Parigi, imbarcandosi clandestinamente in una nave e una volta giunta nella capitale stringerà amicizia con il giovane facchino Orel che, conoscendo tutto il mondo culturale e artistico della Belle Époque, la porterà in giro con una carozzella per tutta Parigi alla ricerca dei cosiddetti Maschi Maestri: pericoloso gruppo di criminali, dal maschilismo malato, conosciuto per i rapimenti di alcune bambine e per numerosi furti .
In questo racconto, Ocelot fonde abilmente tematiche fortemente attuali come la misoginia, il terrorismo e l’immigrazione clandestina con il tempo del progresso (Gustave Eiffel), delle invenzioni futuristiche (Alberto Santos-Dumont, i Lumière), delle scoperte scientifiche (Marie Curie), dei capolavori dell’arte (Toulouse Lautrec, Renoir, Picasso, Rodin, Camille Claudel) e della letteratura (Proust) con l’obiettivo di guardare, attraverso questa immersione nelle meraviglie del passato, in un’ottica più costruttiva e diversa un presente destinato a retrocedere nell’indifferenza generale.
Inoltre, il racconto non si limita ad affrontare in modo educativo tali tematiche delicate, ma si pone un fine ben più ampio e raffinato, più umanista, invitando tutti, ricchi e poveri, senza nessuna distinzione di sesso e cultura, a collaborare per il bene comune, in contrasto a quell’egoismo e individualismo esasperato dei giorni nostri che uccide e soffoca ogni relazionalità costruttiva nella nostra società. Perchè la felicità è bella se condivisa e le battaglie si vincono solo se le differenze vengono valorizzate come punto di forza e non di discriminazione.











