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È in buona parte pugliese la ricerca pubblicata su EBioMedicine, rivista scientifica del gruppo The Lancet. Gli scienziati sono riusciti a isolare le cellule staminali maligne trasformate che causano l’insorgenza dei tumori del colon-retto. Questo studio è una breccia nella letalità di questa forma di cancro e apre la via a nuove cure.
Cos’è il tumore del colon-retto?
Il tumore del colon-retto si sviluppa nell’intestino crasso, per l’esattezza nel colon o nel retto. L’intestino, parte dell’apparato digerente, è l’organo che ci permette di assorbire le sostanze nutritive provenienti dal cibo che ingeriamo. Il suo aspetto e le sue dimensioni possono stupire: ha la forma di un tubo cavo lungo in media 7 metri e si divide in intestino tenue, che comprende duodeno, digiuno e ileo, e intestino crasso, formato da intestino cieco, colon (la continuazione dell’intestino tenue) e intestino retto (l’ultimo tratto dell’intestino che termina con l’orifizio anale).
Il tumore del colon-retto è causato dalla proliferazione incontrollata di cellule nel rivestimento della parete intestinale, detta mucosa. Il colon è più frequentemente colpito da questa malattia, costituisce infatti il 70% dei casi, rispetto al retto, a cui spetta il rimanente 30%.
I fattori di rischio sono l’età, la storia familiare e la storia medica personale (il rischio aumenta in pazienti che sono affetti da colite ulcerosa o malattia di Crohon, oppure in coloro che hanno già avuto un cancro o un polipo che poi è stato rimosso). Ci sono anche altri fattori su cui è possibile agire in termini di prevenzione: sovrappeso, attività fisica scarsa, alimentazione con alto contenuto di grassi di origine animale, fumo e assunzione di alcool.
Come in molte forme di cancro, la diagnosi precoce è fondamentale.
I dati della malattia in Italia
Riportiamo alcuni dei dati contenuti nel volume “I numeri del cancro in Italia”, pubblicato nel 2018 da AIOM-Associazione Italiana di Oncologia Medica, AIRTUM-Associazione Italiana dei Registri Tumori, Fondazione AIOM e PASSI-Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia.
Il tumore del colon-retto risulta essere il secondo più diagnosticato in Italia nel 2018, dopo quello alla mammella nelle donne e alla prostata negli uomini. Sono state, infatti, stimate circa 51.000 nuove diagnosi di tumore del colon-retto nell’anno preso in analisi. Per quanto riguarda la mortalità, nel 2015 sono stati osservati 18.935 decessi (dati ISTAT), di cui il 53% negli uomini. La sopravvivenza dopo 5 anni dalla diagnosi è pari al 66% per il colon e al 62% per il retto, omogenea tra uomini e donne (regioni meridionali presentano valori inferiori di circa il 5-8% rispetto al centro-nord dell’Italia). La sopravvivenza dopo 10 anni risulta leggermente inferiore, con valori pari al 64% per il colon e al 58% per il retto, sempre omogenea tra uomini e donne.
La ricerca dell’IRCCS pubblicata su EBioMedicine
Lo studio pubblicato su EBioMedicine, coordinato dalla biologa Elena Binda, direttrice della Cancer Stem Cells Unit dell’IRCCS-Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico – Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, e dal direttore scientifico dell’istituto, Angelo Vescovi, ha visto la collaborazione di numerose realtà di ricerca nazionali: le startup innovative StemGen Italia e HyperStem SA Svizzera, le Unità di Chirurgia Addominale e di Oncologia dell’Ospedale di Padre Pio, l’Università di Bari, l’IRCCS Policlinico “A. Gemelli” di Roma, il Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Università Milano Bicocca e l’IRST (Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori) – IRCCS di Meldola (Forlì-Cesena).
Le cellule staminali maligne isolate dagli scienziati – come spiegato nel comunicato stampa diffuso dall’IRCCS di San Giovanni Rotondo – si comportano nei diversi stadi della malattia come “camaleonti”: sono in grado di trasformarsi, crescere velocemente e di diffondersi nell’organismo attraverso la circolazione sanguigna in cui, prima di questo studio, non erano mai state individuate. Raggiunto un organo bersaglio, avviene un’ulteriore muta e queste cellule acquisiscono la capacità di colonizzare il nuovo tessuto e generare metastasi mortali. Questo meccanismo, che le porta ad attaccare organi lontani come fegato e polmoni, rende la rimozione chirurgica e le terapie classiche poco efficaci. Gli studiosi hanno scoperto, però, che durante queste mute, le cellule di tumore del colon-retto cambiano aspetto ma non la loro natura staminale “letale”. Questa caratteristica permette di isolarle nel sangue, fornendo la possibilità di identificare marcatori precisi, per diagnosi precoci e accurate, e bersagli selettivi per le terapie.
Le dichiarazioni dei ricercatori
Elena Binda, Angelo Vescovi e il loro gruppo di ricerca si stanno ora occupando di sviluppare biofarmaci selettivi contro queste cellule. I due scienziati hanno spiegato: “Si tratta di una svolta critica nello sviluppo di queste terapie anti-cancro poiché, l’uso della tecnologia delle cellule staminali tumorali di questo studio e la piattaforma tecnologica che la sostiene permetterà di ridurre in modo notevole il lasso di tempo, 18-24 mesi contro alcuni anni, che intercorre tra la scoperta di un possibile principio attivo e la sperimentazione sul paziente”.
Credits immagine: foto di www_slon_pics da Pixabay









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