Il Grande Spirito è il nuovo lavoro cinematografico, ambientato nei pressi dell’Ilva di Taranto, diretto e interpretato da Sergio Rubini, uscito recentemente nelle sale dei cinema italiani.
Quest’ultimo lavoro del regista è una storia che sfida il modo di vedere il mondo così come lo percepiamo abitualmente, entrando nelle intrinseche e complesse dinamiche di una città interamente devastata dall’inquinamento prodotto dall’Ilva, invitando il pubblico ad una profonda riflessione attraverso il racconto di due prospettive completamente diverse: quella di Tonino, detto il Barboncino (Sergio Rubini), malvivente proveniente dalla strada e quella di Renato (Rocco Papaleo), convinto di chiamarsi Cervo Nero e di appartenere alla tribù dei Sioux che, da sempre, passa la sua vita alienandosi da ogni contesto cittadino, in un piccolo capannone maltenuto situato in cima ad un palazzo.
Quest’ultimo amante della natura, abituato a vivere tra i tetti, viene considerato da tutti un minorato, bisognoso di cure psichiatriche, ma per lui ciò che è importante, al di là di ogni giudizio, è il suo amore profondo per la natura, per il cielo e per le stelle che contempla ogni sera. Tonino, al contrario, il cielo se lo è dimenticato, egli vive per il denaro, affibbiando a quest’ultimo la ragione di ogni benessere e la soluzione per la conquista della felicità: sa benissimo che solo con i soldi può avere potere e tenersi accanto la donna da lui amata. Un giorno però queste due prospettive di vedere il mondo ma anche fisiche (l’alto dei tetti e il basso della strada) si incontrano quando Tonino, inseguito dai suoi ex complici, per essersi appropriato del bottino durante una rapina, si ferisce gravemente durante la fuga e si rifugia casualmente nella terrazza dove vive Renato che credendo fosse l’uomo mandato dal Grande Spirito, decide di prendersi cura di lui. Nasce così un incontro che salva, un confronto tra due mondi diversi, l’uno l’uomo del destino dell’altro che porta Tonino ad una rivalutazione introspettiva di tutte le sue certezze, elevandosi dallo strato sociale in cui è costretto a vivere.
Un film metaforico, appositamente ambientato sui tetti della periferia di Taranto, perché per salvarsi bisogna salire e faticare, ma soprattutto perché solo cambiando prospettiva è possibile comprendere meglio, come dall’alto di un terrazzo, quanto sia devastante per la bellezza di una città come Taranto, l’inquinamento prodotto dalle ciminiere dell’Ilva che miete tantissime vittime, nell’indifferenza generale.
Il titolo del film “Il Grande spirito” ha una valenza nobile e un fine umanista in quanto invita ad elevarci al di là del nostro individualismo, dei nostri interessi personali, per combattere una battaglia che riguarda tutti, indistintamente: Il rispetto per l’ambiente e la salvaguardia della bellezza che ci circonda che nel caos e nelle varie vicissitudini del quotidiano tendiamo a dimenticarcene . E ricordarci sempre, prendendo in riferimento il proverbio Sioux tratto dal film, che ” Solo dopo che l’ultimo albero sarà abbattuto, solo dopo che l’ultimo lago sarà inquinato, solo dopo che l’ultimo pesce sarà pescato, voi vi accorgerete che il denaro non può essere mangiato”.










