All‘insegna della “Big Community” il 21 settembre partirà la quinta edizione del Bari International Gender, il festival pensato e basato soprattutto sulla cinematografia di genere.
Il tema che la rassegna vuole proporre quest’anno è un vero inno alla grande biodiversità presente in qualsiasi ecosistema, legata all’uomo e alla natura in tutti i suoi aspetti. Siamo tutti partecipi di una grande «comunità», in cui il rispetto dei valori e del vivere civile si accompagna alla libertà di esistere, diventare, amare e manifestarsi.
Citando Foucault “oggi l’obiettivo principale non è scoprire cosa siamo, ma rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire ciò che potremmo diventare.” Nel raccontare la profondità e l’unicità della propria natura ognuno ha il diritto di farlo in uno spazio sociale libero e disponibile, dove non hanno cittadinanza il sospetto, il pregiudizio e l’odio.
D’altro canto, come sottolinea Miki Gorizia, direttore artistico con Tita Tummillo della manifestazione, molte specie viventi spesso cambiano ruolo di genere con trasformazioni fisiche nel corso del loro ciclo vitale. In tal modo la Community va intesa come l’habitat in cui esistono le condizioni congeniali per nascere, inventarsi, diventare.
Nella conferenza stampa di presentazione, tenuta nella sede dell’Accademia delle Scienze di Bari, si è accennato alla connessione del festival con altre realtà simili del territorio, alla collaborazione del Teatro Pubblico Pugliese e al coinvolgimento attivo di altri Paesi europei come la Grecia e la Danimarca.
Ines Pierucci, Assessore alla Cultura del Comune di Bari, nel suo intervento si è detta orgogliosa del BIG Film Festival, perchè rappresenta un invito a non aver paura dei tempi in cui viviamo. Il contrario della paura non è il coraggio, ma la conoscenza: solo “conoscendo” possiamo comprendere meglio la realtà che ci circonda.
Ha preso poi la parola Mauro Bruno, dirigente del settore cultura della Regione, il quale ha sottolineato l’importanza di incentivare progetti capaci di creare rete e di innovarsi. Il Big Festival tra l’altro valorizza molti luoghi della città, in uno scambio continuo con il mondo associativo del sociale, della cultura e dello spettacolo.
Per finire il dirigente del dipartimento Turismo ed Economia della cultura della Regione, Aldo Patruno, ha dichiarato che il Festival è uno strumento reale di inclusione e coesione, capace di superare i pregiudizi sulle diversità. Inoltre esso implica impatti su occupazione, turismo e utilizzo virtuoso delle risorse umane che non sono assolutamente da trascurare.
Entrando nello specifico del programma ci saranno circa 30 proiezioni tra lungometraggi, corti e documentari, mostre d’arte, performance di danza e prosa. Le location degli eventi sono un po’ sparse per la città: si va dall’Anche Cinema Royal alla Sala Murat, dalla libreria Prinz Zaum al Fortino e alla Mediateca. Questa Edizione, promossa e organizzata dalla Cooperativa AL.I.C.E. con il sostegno della Regione e del Comune, si inaugura al Royal sabato 21 con al proiezione del film brasiliano “Bixa Travesty”: alla cerimonia interverrà Gianmarco Negri, primo sindaco italiano transgender del comune di Tromello in provincia di Pavia.
Le proiezioni coinvolgono la produzione di ben otto Paesi. Di particolare interesse sono la sezione “Focus Africa” in collaborazione con il Festival MIX di Milano, e due raccolte di cortometraggi, una dell’ Outview – Film Festival di Atene e l’altra del MIX di Copenaghen. Sono previsti una personale di Pasquale Rubino, direttore del Gruppo Phoenix che gestisce strutture riabilitative, e un ciclo di conferenze, “Dialoghi”, coordinato dalla prof. Claudia Attimonelli, nell’Aula Magna dell’Università.
In cartellone troviamo anche l’intervento della regista Adele Tulli, reduce dal Festival del cinema di Berlino, i coreografi Siro Guglielmi, Matteo Marchesi e Daniele Ninarello, e l’attrice Chiara Bersani, Premio Ubu 2018 under 35, che chiuderà il Festival.
(a cura di Gianfranco Morisco)











