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Altro no su centrale Eni a Taranto. Lospinuso: “Renzi venga a parlare con imprese dell’indotto Ilva”

La Giunta regionale pugliese ha espresso parere sfavorevole di compatibilità ambientale per il progetto concernente l’adeguamento della centrale di cogenerazione da 410 Mwt di Taranto, proposto dall’Eni.

Il progetto aveva già ricevuto negli anni scorsi parere sfavorevole da parte della Regione Puglia. Nella fattispecie l’Eni propone di sostituire parte delle apparecchiature (risalenti agli anni ’60), che alimentano la centrale con olio combustibile, con turboalternatori a gas, caldaie a fuoco diretto e turbine a vapore a contropressione. L’obiettivo sarebbe quello di mantenere elevati quantitativi di energia prodotta ma farlo con apparecchiature più moderne. Il progetto però non convince la Regione perché metterebbe a rischio l’ambiente e l’ecosistema del territorio jonico.

“Un dato è inconfutabile: la sinistra preferisce avere una centrale ad olio combustile, obsoleta e vecchia di 60 anni, piuttosto che una nuova che porterebbe, tra l’altro, enormi benefici occupazionali per il territorio. Tradotto vuol dire che la sinistra pugliese è per il ‘no’ alla tecnologia, all’innovazione, alla tutela reale dell’ambiente e della salute, e come sempre anche al lavoro”.

Lo dichiara il consigliere regionale di Forza Italia, Pietro Lospinuso, commentando il parere della Giunta regionale sul potenziamento della centrale Eni.

“Hanno bocciato il progetto di Enipower –aggiunge- che, con un investimento di 340 milioni di euro, avrebbe portato a 500 posti di lavoro per dieci anni e interessato decine di imprese tarantine, comportato l’autosufficienza energetica della raffineria e la sua solidità finanziaria, oltre ai benefici per l’ambiente e la salute pubblica che tecnologie innovative consentono. Dopo questo ‘no’, il progetto è stato ridimensionato e la Giunta Vendola-Emiliano ha perso un’altra occasione per rilanciare Taranto”.

“C’è chi, infatti, si permette il lusso di ‘sbuffare’ davanti a un investimento di 100 milioni di euro, che darebbe respiro all’indotto industriale. Un indotto oggi in ginocchio, come è noto. Renzi aveva promesso, a Natale, che sarebbe venuto a Taranto ed oggi, che siamo quasi a Pasqua, del premier non abbiamo visto neanche l’ombra. Eppure dovrebbe proprio venire a trovarci, prima che il decreto venga convertito, per ascoltare il grido di dolore di imprese e lavoratori, fornitori, autotrasportatori, per rivedere i correttivi allo stesso decreto che oggi lasciano assolutamente insoddisfatti tutti gli attori economici. Le imprese hanno solo una colpa: quella di essersi fidati dello Stato durante la gestione commissariale dell’Ilva, e così hanno maturato crediti che non possono riscuotere. Per loro, il decreto ‘Salva Taranto’ suona come una beffa e rischia di trasformarsi, paradossalmente, nella condanna a morte di Taranto. Mi auguro davvero –conclude Lospinuso- che si trovi immediatamente una soluzione per pagare i debiti contratti dell’Ilva. Altrimenti, sarebbe una morte annunciata e un fallimento per tutta la nostra Provincia”.

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Redazione
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