Scudo fiscale per ArcelorMittal? Gli emendamenti proposti alla Camera dei Deputati per reintrodurre il provvedimento a favore degli imprenditori che acquisiranno l’ex Ilva, anche con una norma di carattere più generale, sono stati giudicati inammissibili dalla Commissione Finanze dello stesso ramo del Parlamento. La motivazione alla base della decisione sarebbe l’estraneità alla materia.
La decisione sullo scudo fiscale in ogni caso toglie una castagna bollente alla maggioranza, divisa sulla questione e con posizioni davvero lontane tra soprattutto Di Maio, completamente contrario alla reintroduzione, Renzi, che invece ne chiede a gran voce il ritorno, e Giuseppe Conte nel mezzo, con più volte sul tavolo la possibilità di rimettere l’immunità (per facilitare un’intesa con il gruppo franco-indiano).
Luigi Di Maio ha ribadito che la questione dell’addio annunciato da Arcelor è di tutt’altro tipo: con la multinazionale dell’acciaio, dice Di Maio, “abbiamo firmato un contratto e chiediamo che questo contratto venga rispettato”. “Se hanno delle difficoltà sul numero di tonnellate da produrre – continua – ci sediamo a un tavolo e si trova una soluzione insieme, ma la soluzione unilaterale di andarsene, questo noi non lo possiamo permettere”. Il capo politico del M5s ha dunque annunciato che “lo Stato impugnerà l’atto con cui loro hanno avviato l’uscita dall’Italia“.
Intanto questa mattina Arcelor Mittal ha depositato in tribunale a Milano l’atto di richiesta di recesso dal contratto di affitto delle acciaierie, il primo passo verso la rescissione del contratto annunciato già due settimane fa. Intanto ieri l’azienda ha annunciato ai lavoratori il cronoprogramma per spegnere l’altoforno 2, con scadenza finale al 14 dicembre.
Sul tavolo del Premier intanto ci sono diverse ipotesi per trovare una soluzione alla questione. Mentre si parla con insistenza di un nuovo incontro tra i proprietari di ArcelorMittal ed i rappresentanti del Governo Italiano, non ci sono certezze sul se e quando questo incontro avverrà.
Le ipotesi, in realtà, non sono molte. Dal Governo si sta valutando l’ipotesi di nuovi partner industriali o di un ingresso di imprese statali come Fincantieri, o oppure il ritorno dei Commissari con investimenti pubblici della Cassa Depositi e Prestiti.
Al momento la priorità del Governo è quella di non arrivare alla chiusuda delle acciaierie italiane.











