Dalla fine degli anni ’90 molti apicoltori, soprattutto in Europa e Nord America, hanno iniziato a segnalare un’anomala e drastica diminuzione di colonie di api. La riduzione degli insetti impollinatori incide negativamente sul nostro ecosistema e, se si pensa che un terzo del nostro cibo dipende esclusivamente dalla loro opera di impollinazione, ciò non può che riflettersi in maniera irreversibile anche sulla nostra esistenza.
Spesso la salute degli impollinatori, tra cui le api, è messa a rischio da molteplici fattori come malattie, parassiti, pratiche agricole devastanti e non curanti del ciclo di vita dell’ insetto, per non parlare dei cambiamenti climatici che comportano ulteriore stress e dai pesticidi che costituiscono un rischio diretto.
Ad occuparsi di tale questione ci hanno pensato, Martedì 10 dicembre nella ex Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Bari, il Greenpeace Gruppo Locale di Bari, che giovedì compie 30 anni di attività sul territorio e Lo Sclerozio, il mensile degli studenti di Agraria, con l’intervento di Gabriele Grossi, apicoltore e studente della facoltà di agraria. Nasce così l’idea di portare all’attenzione della città un tema urgente e purtroppo molto ignorato sia a livello mediatico che politico: il ruolo delle api nel nostro ecosistema, i danni provocati dall’uomo e le conseguenze della loro progressiva estinzione.
A tal fine è stato proiettato il docufilm “Un mondo in pericolo” (“More than honey”), del regista svizzero Markus Imhoof, che descrive la vita delle api minacciate dai pesticidi che la campagna di Greenpeace chiede di bandire. Un film che fa riflettere sull’importanza di quest’insetto che, oltre al ruolo di produzione del miele, ha il compito di impollinare fiori e piante, svolgendo un ruolo importante nella produzione alimentare.
Il documentario racconta con immagini crude il dramma della moria delle api, dovute ad un commercio ignobile, attraverso pratiche perverse che, per fini commerciali, non tengono conto dei danni collaterali sull’insetto e sull’ambiente.
Sono numerose le tipologie di pesticidi in grado di mettere a rischio le api, per via dei loro effetti letali. A tal proposito, uno degli ambiti su cui Greenpeace si sta particolarmente soffermando è il bando totale di una serie di insetticidi che rientrano nella categoria neonicotinoidi e non solo, principali responsabili di morie intensive, non solo per le api, ma anche per vermi, farfalle, plancton e piccoli uccelli. In Canada e in molti stati europei, è stata registrata la riduzione degli insetti impollinatori al 90% ed essendo l’ape un insetto utilizzato anche per fini commerciali, questo disastro lo si avverte ancora di più.
Ecco perché l’attività di pressione da parte di attività come Greenpeace a livello europeo e soprattutto a livello mondiale chiede non solo il bando di questi pesticidi, ma anche di spingere verso un’agricoltura più sostenibile che dia benefici non solo per le api, ma anche per l’ambiente e la nostra sicurezza alimentare.
Info
Visitando il sito web Salviamo Le Api, è possibile aderire alla petizione di Greenpeace per chiedere il bando dei pesticidi killer delle api, indirizzata al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Teresa Bellanova.
La petizione chiede di vietare l’uso dei pesticidi dannosi per api e insetti impollinatori, a cominciare dai sette più pericolosi (clothianidin, imidacloprid, thiametoxam, fipronil, clorpirifos, cipermetrina e deltametrina), adottare piani d’azione per gli impollinatori al fine di sviluppare pratiche agricole non dipendenti da prodotti chimici e incrementare la biodiversità in agricoltura.











