Dieci lavoratori del ramo pulizie il 9 gennaio hanno vinto presso il Tribunale del Lavoro di Firenze una vertenza che mirava a sconfessare il CCNL pirata applicato loro nell’Hotel Minerva. La Filcams Cgil di Firenze – che ha assistito gli impiegati – esulta: “Riconoscimento importante, la sentenza serva da monito, va ridata dignità al lavoro e va combattuto il dumping contrattuale.”
Nello specifico si contestava presso il Grand Hotel Minerva di Firenze, il Contratto Nazionale del Lavoro applicato agli addetti nell’appalto di pulizie e facchinaggio. Anziché il CCNL legittimo del Turismo, il loro mestiere era regolato dal Contratto nazionale Turismo cooperative Facility Management, firmato da sigle minori ed ovviamente a detrimento degli addetti.
Il Tribunale ha sentenziato che ai 10 lavoratori vengano riconosciute le differenze retributive, alcune migliaia di euro a testa in totale. Commenta la Filcams Cgil di Firenze:
“Questa sentenza serva da monito per le associazioni di rappresentanza di questo settore affinché le dinamiche del lavoro non siano affidate alla Magistratura, ma ad una normale e fisiologica dialettica tra le parti sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative nella categoria.”
Effettivamente adesso questo principio potrebbe fare da apripista in altri settori e soprattutto “spargersi” nel Paese, facendo leva su una vexata quaestio a cui ancora, il legislatore, non ha posto rimedio. Una situazione che negli ultimi anni, causa concorrenza spietata e globalismo, è diventata sempre più insostenibile.
Basti pensare ai riders, abbandonati dopo le promesse dell’ex Ministro del Lavoro Di Maio, che ancora oggi chiedono un decreto ad hoc per regolamentare la categoria. Loro un CCNL non lo hanno proprio, perché vengono definiti furbescamente lavoratori autonomi, od “imprenditori di sé stessi.”
Quando invece non stabiliscono nulla; pedalano o guidano (mezzi di loro proprietà, senza rimborsi per bollo, manutenzione, benzina, assicurazione, ecc.), per conto di una piattaforma che in base ad un algoritmo assegna loro corse e punteggi. La paga è dettata dalla piattaforma, non hanno diritto alle pause garantite, ed anziché avere un compenso orario, è il cottimo a guidare questi fattorini del nuovo millennio.
Dopo i primi scioperi dei riders di Foodora a Torino, è nato un collettivo autonomo e sindacato sociale autorganizzato – Deliverance Milano – del quale il rappresentante Angelo Junior Avelli spiegava a gennaio dello scorso anno:
“Visto che non c’è stata possibilità di accordo con le società, abbiamo pensato di riportare tutto a livello politico. A giugno erano state fatte delle promesse che non erano state mantenute. Cosa chiediamo? Il riconoscimento del rapporto di subordinazione. Siamo lavoratori e come tali vogliamo essere riconosciuti. Il CCNL logistica sarebbe il più adatto al nostro caso perché è quello che somiglia di più al nostro lavoro di fattorini o eventualmente il contratto commercio.”
Nel frattempo a dicembre 2019, davanti al Tribunale del Lavoro di Bologna la CGIL intenta causa contro Deliveroo per discriminazione collettiva. L’Avvocato che sostiene l’iniziativa Carlo De Marchis: “Utilizzano un algoritmo per assegnare le consegne che penalizza persone che hanno malattie o esigenze di cura o chi esercita il diritto di sciopero.” È il primo ricorso del genere in Europa.











