Regioni d’Italia. Cinque a statuto speciale, le altre a statuto ordinario. Progettate dall’Assemblea Costituente e previste dalla Costituzione, soltanto nei decenni successivi alla pubblicazione della Carta Fondamentale della Repubblica sono divenute pienamente e concretamente operative. Enti territoriali che, quindi, si sono affacciati “in ritardo” come nuovi attori politici del mutato quadro istituzionale.
“Le Regioni” è il titolo del libro pubblicato dalla casa editrice Il Mulino, nell’ambito della collana “Farsi un’idea” per ricostruire il percorso politico – istituzionale entro i cui limiti sono sorte le regioni, si sono sviluppate, hanno visto mutare la propria fisionomia e il proprio raggio d’azione. Una sorta di bilancio, tra luci ed ombre.
L’autore Raffaele Bifulco, docente di Diritto Costituzionale nell’Università Luiss Guido Carli di Roma, propone un’accurata disamina che focalizza la propria attenzione, in particolare, sulla riforma del Titolo V della Costituzione, datata 2001, e gli effetti che sul piano dei rapporti tra Stato e Regioni si sono registrati negli anni successivi.
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L’autore dedica ampio spazio anche al ruolo sino ad oggi svolto dalla Corte Costituzionale, chiamata in più occasioni a ricalibrare le competenze legislative tra Stato e Regioni, nonché ai nuovi statuti ed alle nuove forme di governo adottati dalle Regioni stesse. Bifulco evidenzia anche il complesso avvio dei meccanismi legati al federalismo fiscale nonché il ridisegno dei rapporti dello Stato e delle Regioni nei confronti dell’Unione europea. Un focus specifico è, infine, dedicato ai diversi tentativi di riforma della riforma proposti da diversi soggetti politici.










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