Proseguono al Teatro Petruzzelli di Bari, fino al primo febbraio, le repliche di “Un ballo in maschera”, la celebre opera di Giuseppe Verdi. Versione rivisitata in chiave contemporanea dal regista Massimo Gasparon quella in scena al Petruzzelli, con l’allestimento della Fondazione Teatro Regio di Parma che ha ripreso le scene e i costumi originali di Pierluigi Samaritani di una celebre edizione del 1989. A dirigere l’orchestra del teatro il maestro Giampaolo Bisanti.
L’opera, frutto della giovane amicizia con il drammaturgo Antonio Somma, andò in scena per la prima volta al teatro Apollo di Roma nel 1859 dopo travagliatissimi anni di censure borboniche e pontificie. Essa prende spunto dal dramma francese “Gustave III, ou Le Bal masqué”, di Eugène Scribe, del 1833. La trama è tratta da un fatto realmente accaduto: Gustavo III, re di Svezia dal 1771 al 1792, venne ferito da un uomo di corte durante un ballo il 16 marzo, e morì pochi giorni dopo. In seguito alle numerose censure Verdi dovette trasformare il re in governatore, spostando l’azione da Stoccolma a Boston. Qui Verdi fa consumare la tragedia del conte Riccardo, la cui vita è insidiata dai congiurati, ma che finisce per essere ucciso dal suo amico e segretario Renato, dopo essersi innamorato di sua moglie.
Non è la prima volta che “Un ballo in maschera” viene rappresentato al Petruzzelli. La prima volta fu nel dicembre del 1906, occasione che segnò il debuttò dell’attrice Ester Mazzoleni, diventata in seguito uno dei soprani storici del ‘900.
La partitura, divisa in tre atti, viene considerata come una delle più importanti e complete di Verdi e, nonostante la varietà caratteriale dei personaggi e dei loro coinvolgimenti, si presenta molto raffinata nei diversi particolari: dalla sobrietà e dalla leggerezza delle melodie e dei ritmi alle pagine ricche di intensa passione e di drammaticità, talvolta investite anche di aspetti ironici.
Le revisioni di Massimo Gasparon rendono l’opera non solo più moderna, ma soprattutto interessante per quanto riguarda l’impianto scenografico: dalle imponenti scale del salone della casa del conte, al suggestivo antro di Ulrica, all’arredamento centrale dell’appartamento di Renato, sino al salone del ballo dell’atto finale, con la vivacità data dalla ricchezza dei luminosi colori dei costumi.










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