Anthropocene è termine coniato da Paul Creutzen (premio nobel per la chimica) per definire l’era in cui stiamo vivendo, dopo l’Olocene. E’ l’era dell’Homo Sapiens e dell’impatto che questo sta producendo sull’equilibrio dell’ecosistema del pianeta. Intitolare un disco “Anthropocene”, per quanto possa essere accattivante, non è assolutamente pomposo per chi conosce Kekko Fornarelli e la coerenza della sua ispirazione: “E’ una lettura filosofica della nostra presenza sulla Terra” afferma il musicista. Anche per lui, come per molti altri artisti, il momento creativo si è sviluppato soprattutto nel corso del lockdown, quando le riflessioni hanno portato a maturazione processi meditativi interiori. Per un artista sensibile l’unico modo per esternare i suoi sentimenti sono gli strumenti (pianoforte, sintetizzatori, samplers) e le tecniche per adoperarli.
Definire “bello” il cd è riduttivo. Il file rouge che lega le dieci tracce (tutte scritte dal pianista barese) è fortemente melanconico: denuncia uno spirito di rassegnazione, nonostante vi si legga uno spiraglio di rinascita, di rivincita. E, come nei precedenti lavori di Kekko, anche qui si percepisce che esso è solo una tappa di un percorso creativo che è ancora lungo e ricco di prospettive. Dopo avere ascoltato il disco fino in fondo si intuisce che è una premessa (promessa?) di qualcosa che deve ancora maturare e che produrrà frutti straordinari.
Kekko Fornarelli è al suo settimo album, uscito a novembre scorso per l’etichetta Escape Music nella Programmazione Puglia Sound Record. Il suono delle tastiere in alcuni brani è affiancato dalle corde di Leo Gadaleta, dalla drum machine di Andrea Fiorito e dalle voci di Rossella Racanelli e Roberto Cherillo.
Attirato dai suoni del pianoforte a soli tre anni Kekko segue la formazione classica presso il nostro Conservatorio. Vanta collaborazioni in ambito jazz con Flavio Boltro, Rosario Giuliani, il compianto Marco Tamburini, Francesco Bearzatti; dedica un disco a Michel Petrucciani, e uno allo svedese Esbjorn Svensson (dal quale ha ereditato visioni musicali scandinave). Con Roberto Cherillo registra nel 2018 lo splendido “Matter of Time”, di cui si aspetta con impazienza il seguito. Ha vissuto tre anni in Francia e si è esibito in 60 Paesi con una serie di 350 concerti.
Tornando ad “Anthropocene”, album concept sull’uomo moderno, siamo di fronte a un lavoro sofisticato ma con un forte rapporto emotivo che lo rende facilmente fruibile. Suggestioni e sfumature in atmosfere ora rarefatte ora definite dipingono immagini liriche, mentre la musica è un crossover in cui confluiscono influenze neoclassiche, jazz liquido, pop rock, trip hop, strutture cinematiche.
“The Day Come” ha toni evocativi, emerge da mondi perduti; “Anthropocene”, la title track, è una delicata denuncia e un invito a ripensare la realtà; “Chrysalis” è una liturgia pregnante che invita alla speranza; “Limbo” è una divagazione, una distrazione, una pausa; “You can’t Understand”, dall’incalzare minimalista, non concede molto tempo né sconti alla riflessione; “Ask the Dust” è meditativo, introspettivo; “Misunderstanding” lascia intravedere paesaggi misteriosi che attendono di essere svelati; “Microcosm in thae Macrocosm” propone i frattali per interpretare il mondo; in “Butterfly Effect” la farfalla si libra felice in sogno; “All My Life” è una chiusura evanescente, ricca di reminiscenze che guardano al futuro.
A dimostrazione dell’interesse di Kekko per il cinema, il disco è stato preceduto da un cortometraggio, “Shadow, il suono dell’ombra”, progetto multimediale tra musica e danza con la partecipazione di Elisa Barucchieri, diretto da Marina Damato. Sulle musiche di “Anthropocene” la Barucchieri si fonde idilliacamente con la natura di un giardino o si aggira nelle stanze della dimora storica Tamborino-Cezzi di Lecce, in simbiosi con le architetture e gli arredi, cercando di non lasciarsi sopraffare dalla solitudine. L’incontro finale con il musicista è la liberazione che consacra l’unione danza e musica.



















