Aprire il frigorifero e trovare una bevanda fresca e salutare è il desiderio di tutti. Non è un caso che, tantissime persone, tengano nel frigo di casa il succo di frutta, una delizia ideale sia per la merenda, sia per consumare anche a colazione, pasto che non deve essere, come spesso accade, troppo sbilanciato a favore dei carboidrati, la giusta quantità di vitamine.
Il succo di frutta è un prodotto di grande successo commerciale. Nonostante questo, non tutti conoscono bene i dettagli della sua filiera produttiva. Tutto parte con la scelta della frutta giusta. Un dettaglio che viene spesso messo in secondo piano al proposito riguarda la necessità di selezionare attentamente i luoghi in cui la materia prima cresce e viene coltivata. Si tratta, infatti, di un aspetto nodale per la gradevolezza del sapore del prodotto finale.
Da diversi anni a questa parte, il trend in fase produttiva è quello del 100% frutta: la maggior consapevolezza sull’importanza dell’alimentazione ai fini del benessere ha portato aziende come Pfanner a orientarsi verso succhi senza zuccheri aggiunti.
L‘assenza di ingredienti come il saccarosio e lo sciroppo di glucosio permette di ridurre il carico glicemico della bevanda. Si tratta di un vantaggio non da poco in quanto, quando si parla dei picchi glicemici, si inquadrano delle oscillazioni anomale dei valori della glicemia che possono causare un aumento dell’appetito. Il risultato? L’incremento ponderale, non certo il massimo per chi, ogni giorno, punta al benessere.
Archiviata la selezione della materia prima, arriva il momento della lavorazione. Questa fase può variare a seconda del tipo di frutta scelto. In caso di frutti polposi come la pera e la pesca, che sarebbero difficili da conservare, si ricorre alla riduzione in purea. Il frutto viene pulito e si eliminano i noccioli. Infine, si tritura il tutto e si sottopone la materia prima all’azione delle alte temperature, step nodale per inattivare gli enzimi.
In caso di frutti come gli agrumi, la produzione del succo prevede la spremitura vera e propria. Il risultato di questo processo, esattamente come accade a quello della riduzione in purea, viene pastorizzato, step cruciale ai fini della buona conservazione naturale e della prevenzione della fermentazione della frutta. Si passa a questo punto all’imbottigliamento, fase in cui si punta all’asetticità per tutelare le proprietà organolettiche della materia prima, e all’immissione sul mercato di quella che è una bevanda adatta a diversi occasioni, di convivialità e non solo, e ricca di benefici.




















