Un immenso potenziale ancora inespresso. Un’occasione finora mancata. Un futuro tutto da scrivere. Il Belpaese, conosciuto e amato in tutto il mondo, non riesce a decollare definitivamente dal punto di vista turistico. Eppure ha tutte le carte in regola per farlo. Per diventare leader a livello mondiale.
Andrea Baccuini, imprenditore e destination designer, nel pamphlet “Io sono turismo. L’Italia non è una Repubblica fondata sul turismo, ma dovrebbe esserlo”, pubblicato da Gribaudo, propone idee, strategie, progetti per contribuire ad arginare il declino turistico dell’Italia e rivoluzionare il settore. Una rivoluzione copernicana. “Dobbiamo svegliarci. Il turinsta arriva con un mindset consapevole, esigente ed è estremamente affamato di contenuti da vedere, assaporare, e condi-vivere il più possibile. Il turista è morto, ora è il tempo del Turinsta” si legge nel primo capitolo del libro.
L’estate targata 2023 è stata battezzata dai media come “l’estate del turismo a metà”, con gli italiani alle prese con un aumento esponenziale e poco giustificato dei prezzi a fronte di servizi immutati se non peggiorati, e costretti ad accorciare le vacanze. Sul versante dei visitatori stranieri, se i numeri ancora reggono, sono sempre più inclini a dare ascolto al grido di allarme di giornalisti e influencer internazionali, che scrivono come l’Italia non sia più la meta dei sogni. I motivi? Disservizi in quantità, affollamento ingestibile, disorganizzazione cronica, prezzi vertiginosi e, in sintesi, una qualità dell’offerta insoddisfacente.
Baccuini, preso atto di tale scenario, nel suo pamphlet sfida i mali del sistema, indicando idee e soluzioni per una inversione di rotta radicale, dando voce a coloro che sono sempre più allarmati per la salute di un settore che vale il 13% del PIL nazionale.
Come si legge nel volume, nello scenario attuale non bastano più le bellezze storico-paesaggistiche dell’Italia per attirare i turisti di alta fascia internazionali in quanto le offuscano i mali cronici del Sistema-paese. Tra questi, la mancanza di personale a regime, la gestione para-familiare, il mercato nero, l’incapacità nel governo dei flussi, la frammentazione dell’iniziativa turistica, la disabilità ignorata. E ancora, si pagano l’insufficiente mentalità strategica, la scarsa sinergia tra pubblico e privato, la poca attenzione ai target di riferimento.
Bisogna, quindi, prendere assoluta consapevolezza del nuovo “tur-insta”, il sempre più esigente cliente prosumer, un esploratore sofisticato che consuma e al contempo produce contenuti digitali evoluti, affamato non più solo delle bellezze e del cibo eccellente del Belpaese ma di esperienze, anche virtuali, indimenticabili.
In venti capitoli scritti come un pamphlet, con uno stile agile e provocatorio ricco di aneddoti ed esperienze in prima persona, l’autore racconta la sua visione per voltar pagina e far sì che il Belpaese torni a essere quello che tutti sognano: il “più bello del mondo” e campione di una nuova sostenibilità.







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