L’immaginario collettivo della nostra società è caratterizzato dalla credulità di notizie di ogni tipo che, in rete e soprattutto sui social, ci sommergono quotidianamente. La nostra attenzione nella lettura delle notizie in rete è spesso distratta e fugace a causa dell’enorme quantitativo di contenuti informativi che si presenta ai nostri occhi, impedendoci di analizzare attentamente le informazioni. Ed è proprio in questo contesto di scarsa analizzabilità delle fonti che trovano terreno fertile le fake news: articoli redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, resi pubblici con l’intento di disinformare attraverso i mezzi di informazione.

Le fake news esistono da sempre

Tuttavia le fake news non sono un’invenzione dei social network, al contrario sono sempre esistite, con la differenza che i social ne hanno favorito la velocizzazione e la condivisione ad un più ampio numero di utenti. Inoltre con il web chiunque, al pari di un professionista, può diventare creatore di contenuti informativi e non più un semplice lettore passivo. Quest’ultimo fenomeno viene chiamato Citizen Journalism (giornalismo partecipativo) ed inizia ad assumere un’importanza rilevante a livello mediatico con l’attentato al World Trade Center, l’11 settembre 2001, amplificandosi maggiormente con l’avvento dei social network. Tuttavia se da un lato tale fenomeno può rappresentare un guadagno in termini di libertà e spontaneità per ciascuno di noi, d’altro canto ciò comporta, spesso e volentieri, una minor autorevolezza delle fonti a causa dell’indebolimento della figura di un intermediario: un editore o un qualsiasi altro professionista che si occupi della modalità di gestione dei contenuti.

Deepfake: quando i filmati vengono manipolati

Capita spesso che circolano in rete foto e video manipolati o decontestualizzati, dando il via a false interpretazioni: ad esempio da qualche mese gira in rete un video in cui Donald Trump, seduto nella suite presidenziale del Ritz Carlton a Mosca, ordina a una prostituta di orinare su un letto dove ha dormito Obama. Il tutto contenente all’interno del dossier Steele, una raccolta di 17 rapporti su Trump compilata nel 2016 dall’ex ufficiale dell’Intelligence britannica e specialista russo Christopher Steele e pubblicata integralmente da Buzzfeed nel gennaio 2017.  Il video pur essendo sgranato e palesemente falso è stato considerato autentico da moltissime persone.  Ma questo è solo uno dei tanti casi che prende il nome di deepfake, filmati in cui grazie all’ausilio di reti neurali, cioè modelli matematici che imitano il funzionamento dei neuroni, e a tecniche di deep learning, l’apprendimento profondo dell’intelligenza artificiale, è possibile sovrapporre il volto di una persona a quello di un’altra ripresa in un video.

Oggigiorno, le fake news investono tutti i settori, dalla politica alla medicina, dallo spettacolo al gossip, ed è proprio facendo leva sulle nostre emozioni e sulla nostra scarsa attitudine alla lettura delle fonti autorevoli, che riescono ad influenzare pericolosamente le nostre opinioni.

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Roberta Lobascio
Classe '90,laureata alla magistrale di scienze dell'informazione e editoriale. Appassionata di giornalismo: dal 2015 collabora con varie testate locali e blog culturali. Da sempre sostenitrice dell'informazione corretta, contro ogni manipolazione.