Una data, per certi versi, memorabile. Rimasta incastonata nella storia della televisione italiana e nella memoria di coloro che, nati tra gli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta, hanno vissuto “in diretta” l’epopea dei cartoni animati provenienti dal Sol Levante. Era il 4 aprile 1978, tre anni dopo il debutto in Giappone, quando la serie Atlas Ufo Robot veniva trasmessa, per la prima volta, su Rai 2, segnando una rivoluzione contenutistica dei programmi televisivi per ragazzi nel Belpaese. “Si trasforma in un razzo missile, con circuiti di mille valvole, tra le stelle sprinta e va…” cominciava così la sigla del cartoon che ha segnato un’epoca, rimasta scolpita nelle menti e nei cuori di chi, in quegli anni, viveva gli anni più spensierati.
“Goldrake dalla A alla U” è il volume, firmato da Marco Pellitteri, sociologo dei media e dei processi culturali, professore associato di Media e Comunicazione alla Xi’an Jiaotong-Liverpool University, edito da Rai Libri, che ripercorre origine, viaggio e ritorno della Sentinella nel blu, dal 1975 al 2024.
Goldrake e i suoi affascinanti personaggi umani, primo fra tutti il principe profugo Actarus (umano ma alieno), offrirono agli spettatori del tempo un nuovo modello di beniamino, non solo giovane, bello ed eroico ma, soprattutto, con dei valori, responsabile e, per quanto paradossale possa sembrare, pacifista.
Goldrake è stato l’apripista della “prima invasione” dei disegni animati nipponici in Italia. L’autore, tra i maggiori studiosi dell’animazione giapponese a livello internazionale, nel saggio, dallo stile accessibile ma dai contenuti rigorosi, traccia un percorso che attraversa i vari universi dell’amato “ufo robot”, partendo dalle origini fino al suo ritorno, con la nuovissima serie Grendizer U. Un’analisi mediatica (e sociologica) attenta e al tempo stesso appassionata, che dai Settanta vola ai giorni nostri con un Goldrake, eroe sempreverde, oggi protagonista della versione U.
Qualcosa di nuovo, mai visto prima, che subito registrò un impatto deciso sul grande pubblico, dividendolo tra accesi sostenitori, per lo più gli spettatori adolescenti che ne costituivano il target naturale, e agguerriti detrattori, in primis i genitori, preoccupati dalla reazione all’insolita dimensione drammaturgica di quei testi.
Non a caso Pellitteri identifica con la definizione di “Goldrake-generation” o “generazione Goldrake” gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, i decenni che videro il proliferare di serie televisive basate su eroi titanici in lotta contro il male.




















