Si è concluso con un bilancio positivo la prima rassegna “Women in jazz” organizzata dalla Fondazione Pugliesi per la Musica di Costantino Mastrorilli con la partnership dell’AncheCinema. L’attenta conduzione artistica di Antonio Pisani ha portato sul palco del teatro barese un duo eccezionale: Mario Rosini (da Gioia del Colle) e Patty Lomuscio (da Andria), entrambi docenti di canto jazz presso il Conservatorio Duni di Matera, entrambi ex studenti del Conservatorio di Bari. Del primo conosciamo la grande professionalità e una passione sconfinata per la musica: personalmente non dimentico le sue straordinarie interpretazioni del repertorio di Stevie Wonder, e una sottile e sottesa vena melodica che lo ha sempre accompagnato. Fondatore e direttore del Duni Jazz Choir ha collaborato con musicisti del calibro di Pino Daniele, Sarah Jane Morris e Rossana Casale; dal 2008 è presidente della Commissione del ‘Premio Mia Martini”. Ma la sua grande opportunità fu il Festival di Sanremo del 2004 dove si classificò al secondo posto, dietro Marco Masini, con “Sei la vita mia”, canzone di Luigi Rana (da Modugno).

Patty ha preso il massimo dei voti quando si è laureata in canto jazz nel 2008 alla ‘corte’ di Gianna Montecalvo, per poi laurearsi anche in violoncello otto anni dopo. Fra una laurea e l’altra è andata a fare gavetta a New York (ormai è un classico) e si è perfezionata con Maria Pia De Vito. Nel suo curriculum troviamo che ha fatto parte della bing band del maestro Marco Renzi, ha scritto due libri sul jazz e una tesi su Charlie Parker, ha collaborato con Loredana Bertè, Roberto Vecchioni, Malgioglio; ha pubblicato dischi, “Further to Fly” (2016) con pezzi di Simon & Garfunkel in chiave jazz, più recentemente “Star Crossed Lovers” negli USA con il grande pianista Kenny Barron, e “I Sing Caterina”, dedicato a Caterina Valente.
Ce n’è quanto basta per capire che si tratta di un sodalizio artistico di spessore. Titolo del progetto: “Il nostro concerto”. Sono canzoni d’autore del repertorio italiano, reinterpretate e riarrangiate in chiave jazz (ma non troppo) in un recital personale ben costruito, nel quale i brani si alternano a dialoghi, racconti e aneddoti.
Dopo “Il mondo” (di Jimmy Fontana) che poco si presta a una versione jazz e la splendida “C’è tempo” di Fossati, arriva “Nessuno” di Mina, alla quale Mario adatta la base di “Baby Don’t Care” di Nina Simone: una vera sciccheria, oltre che una idea divertente e azzeccatissima; una delle cose migliori della serata, anche perché il concerto si mantiene su standard piuttosto melodici. ”Ritornerai”, “Sally”, “Costruire” (Niccolò Fabi) non si discostano molto dagli originali. L’atmosfera rimane sempre raffinata, sia che canti Patty, sia che canti Mario, sia che cantino insieme. “Sorrindo” di De Moraes, “Il nostro concerto” di Bindi, e la delicata “E se”, scritta da Rosini espressamente per Patty, non hanno molto sapore di jazz: eppure basterebbe premere un attimino l’acceleratore, come in “Amnesia”, pezzo poco noto della Casale, nel quale sia l’uno che l’altra si lanciano in vocalizzi e scat che hanno acceso entusiasmo nel pubblico.
Rosini racconta di sè: l’incontro con Bindi in un locale di Milano, quando lo vide in fondo alla sala mentre piangeva; della sua esperienza in trullo nelle campagne di Gioia del Colle; del provino a Sanremo di fronte a Tony Renis, all’epoca direttore artistico del Festival; del concerto al cospetto di Papa Woytila a Roma.
Si scherza, si sorride, e c’è tempo sempre tempo per la musica. Intense sono le versioni di “Anna verrà”, omaggio a Pino Daniele, e della sanremese “Sei la vita mia” con un arrangiamento più denso e corposo.
Rosini ci è sembrato orientato più sulla melodia, come nel reality “The Voice Senior” in tv, al quale ha partecipato quest’anno classificandosi al secondo posto: se avesse pigiato sul pedale del jazz forse avrebbe conquistato il titolo. Chissà!?
Nel bis c’è “Amara terra mia” di Domenico Modugno.
Ci auguriamo che la collaborazione artistica sia un punto di partenza.




















