DOC è l’acronimo di ‘Denominazione di Origine Controllata’ e si configura in un marchio di garanzia utilizzato nell’industria alimentare per indicare che un prodotto è stato realizzato in una determinata regione e secondo degli standard ben specifici.
Lo scopo della Denominazione di Origine Controllata è quello di proteggere la qualità degli alimenti tradizionali e regionali, nonché di prevenire frodi e contraffazioni. Ecco perché il Trentodoc vanta questa denominazione, poiché è un vino realizzato con un metodo specifico, chiamato ‘Metodo Classico’ in una zona circoscritta del Trentino.
Non a caso, quella del Trentodoc è la prima denominazione riconosciuta nel territorio italiano per il Metodo Classico. E se andiamo a sviscerare la certificazione in ottica europea è considerata la seconda, subito dopo la Champagne. La forza è concentrata nei quaranta produttori e nelle cento e più etichette racchiuse nel marchio Trentodoc.
Focus sul marchio DOC: cosa nasconde la sigla?
I marchi DOC sono concessi da enti normativi di vari Paesi del mondo, tra cui Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia. Questi marchi garantiscono che i prodotti alimentari soddisfino determinati standard di qualità e autenticità.
Per esempio, i vini DOC devono essere prodotti da specifiche varietà di uva e seguire rigide linee guida di produzione, mentre i formaggi DOC devono essere prodotti da specifiche fonti di latte e seguire tecniche tradizionali.
L’uso delle etichette DOC è vantaggioso sia per i produttori sia per i consumatori. Infatti, per i produttori, aiuta a differenziare i loro prodotti dagli altri presenti sul mercato e ne evidenzia le qualità organolettiche uniche, nonché l’autenticità della lavorazione.
Inoltre, aiuta a preservare i metodi di produzione tradizionali e a sostenere le economie locali. Per i consumatori, invece, rappresenta la garanzia che i prodotti acquistati sono autentici e di alta qualità.
Oltre ai marchi DOC, esistono altre certificazioni simili utilizzate nell’industria alimentare, come la Denominación de Origen Protegida (DOP) in Spagna, l’Appellation d’Origine Contrôlée (AOC) in Francia e l’Indicazione Geografica Protetta (IGP) nell’Unione Europea. Sebbene i criteri di certificazione siano leggermente diversi, tutti mirano a proteggere gli alimenti tradizionali e a promuovere la diversità regionale.
Trentodoc: all’origine del gusto
Dati i presupposti, manca solo stabilire quali siano i criteri identificati del marchio Trentodoc. Le uve coltivate nella zona montana del Trentino vengono raccolte al termine dell’estate, quando i grappoli di Chardonnay e di Pinot Nero hanno raggiunto la giusta maturazione.
La raccolta segna anche l’iniziale momento di fermentazione, in cui i sapori celati nell’acino fuoriescono e si diffondono per richiamare le qualità sensoriali del vitigno di appartenenza. Ovvero, il sapore della terra, dell’aria pura e del sole mai troppo forte nella sua esalazione.
A questo passaggio, segue la fase dell’imbottigliamento. Al vino a riposo vengono addizionati gli zuccheri e i lieviti, affinché accresca il grado alcolico. Pertanto, inizia una seconda fermentazione utile a donare il perlage.
Il tempo di riposo è variabile in base all’etichetta. Difatti, si va da un minimo di due anni fino a un massimo di dieci anni. Nonostante il tempo di stazionamento nelle botti, il vino non viene dimenticato.
Poiché ogni giorno il produttore svolge il rituale del remuage; ossia, capovolge la bottiglia del vino affinché il sedimento scivoli verso il tappo. In questo modo, alla sboccatura il sedimento verrà subito rilasciato.
Infine, il periodo di riposo termina con il passaggio finale: l’aggiunta della liqueur d’expédition, un insieme di ingredienti segreti che caratterizza il sapore del vino di ciascuna cantina presente nel territorio.




















