“Bari in Jazz” era partito 12 anni fa come un festival a cavallo fra primavera ed estate, sfruttando a Bari spazi aperti e chiusi e cercando di coniugare musica (jazz) e territorio; dallo scorso anno il raggio d’azione si è allargato alla cosiddetta “area metropolitana”, un’area che riguarda in realtà l’ex Provincia. La formula viene ora ripresa e riproposta con un ulteriore potenziamento.
Nel corso di un’affollata conferenza stampa è stata presentata la 12^ edizione che partirà il 1° giugno per terminare il 28 luglio, e interesserà ben 10 comuni oltre Bari. Sono stati numerosi gli interventi, tutti accomunati da un legittimo entusiasmo e dalla certezza di avere fatto un buon investimento sul binomio turismo e spettacolo.
Il Festival segue un modello francese nel senso che va dalla gente e non aspetta che sia la gente ad andargli incontro: per questo il jazz si suonerà a Corato, Acquaviva, Polignano, Gioia del Colle, Molfetta, Turi, Gravina, Alberobello, Conversano e Giovinazzo con la probabile aggiunta di Poggiorsini. Sono località che hanno spiccata vocazione turistica e meglio rappresentano le bellezze delle nostre coste e della Murgia: di ogni serata bisogna fare in modo che sia un evento, coinvolgendo a pieno titolo i Comuni e rendendoli protagonisti. Il concetto di Città Metropolitana non deve essere inteso solo nel senso stretto di entità politica, ma è un puzzle che viene composto proprio dalla cultura. Il jazz, che è musica popolare, fa bene al caso, e se non è musica della nostra tradizione ha però oggi proprio in Puglia uno stuolo di jazzisti qualificati di livello internazionale.
Luca Aquino, trombettista beneventano di talento molto amato in Puglia, è il direttore artistico del festival. Ha parlato dei riverberi che sono le prime percezioni che abbiamo di un luogo e sono importanti per capire come interagire in presenza di altre persone. Facendo poi un parallelo fra Puglia e Scandinavia, dove è vissuto per qualche anno, ha sostenuto l’importanza di credere nel proprio territorio e nelle sue possibilità in progetti che vanno adeguatamente sostenuti.
Ha preso poi la parola Loredana Capone, assessore regionale all’industria turistica e culturale: “Oggi con questo Festival – ha detto – si pone la prima pietra di un progetto più grande. Intanto con il coinvolgimento dei Comuni si crea un’identità: se la direzione è quella giusta, se la sinergia con i privati funziona, se i suoni devono far sentire di essere all’interno dei luoghi (la Puglia), occorrono però ancora stimoli. E allora le risorse messe a disposizione devono avere la valenza di una collaborazione, non di un sostegno economico, affinchè ogni cittadino divenga attore e responsabile nei confronti della cultura. Tanti singoli cittadini, tutti protagonisti, saranno quel pubblico che l’Unione Europea auspica.”
Da citare quali partner “Birra Peroni” per l’undicesimo anno consecutivo e il “Puglia Outlet Village” di Molfetta. Intanto i sindaci dei Comuni interessati hanno firmato un protocollo d’intesa impegnandosi fino al 2018 a collaborare attivamente alla realizzazione del Festival.
Il programma è molto ricco e vario. Segnaliamo il 2 giugno il progetto Petra sostenuto dall’UNESCO che vede impegnata la “Jordanian National Orchestra” e Luca Aquino con la piccola “Orchestra Borgo Antico di Bari”: un concerto in cui saranno protagonisti i bambini. I punti di forza di questa XII edizione di “Bari in Jazz”, organizzata per la gran parte dall’associazione culturale Abusuan di Koblan Amissah, sono il James Taylor Quartet, il sassofonista Samy Thièbault, Paolo Turci con Casarano e Signorile, Enrico Rava con Giovanni Guidi, Gregory Porter e Paolo Fresu con Omar Sosa e Jaques Morelenbaum. A margine a Molfetta ci saranno anche gli Avion Travel ed Enzo Avitabile.
“La musica è viva se libera” (Luca Aquino)











