Deflagrano i corpi, e con essi le idee. Gli attentati di Bruxelles dello scorso martedì hanno riaperto, ancora una volta, una ferita che brucia da quel dannato 11 settembre 2001, quando la cultura occidentale ha visto tranciare di netto tutte le proprie sicurezze. La parte più viscerale dell’opinione pubblica occidentale ha additato l’intera cultura islamica come responsabile dei tanti scempi commessi negli ultimi 15 anni: dal Medio Oriente all’Africa sino al cuore della vecchia e, chissà, futura Europa. Senza alcuna esitazione, il terrorismo di matrice islamica è divenuto il male da estirpare. Per qualcuno meno avveduto a certe sottigliezze semantiche, l’intero Islam si è trasformato nel nemico da sconfiggere.
Ci si avvicina pericolosamente al precipizio della ragione: un burrone dove paura, ignoranza e cieca sete di vendetta mandano all’aria il progresso tecnico, morale ed intellettuale figlie dell’Illuminismo. Un processo che rischia di sovrastimare il valore di stereotipi, generalizzazioni e sentito dire a discapito di una reale conoscenza della sostanza delle cose.
“Islam deriva dalla stessa radice della parola Salām, che in lingua araba significa pace. L’Islam non è sinonimo di guerra – racconta Muhammad Alì Alessandro Pagliara, responsabile organizzativo degli affari istituzionali dei progetti culturali della Comunità Islamica di Puglia – Cattolici e Musulmani sono legati da una radice comune, ovvero Dio, che l’Islam chiama Allāh. La religione unisce gli uomini, non li divide”.
La conversione di Alessandro. Alessandro è voce attiva della comunità musulmana barese. Eppure il suo percorso di fede parte da lontano. “Sono stato un cattolico praticante, ho frequentato il seminario, ho studiato teologia e desideravo diventare sacerdote – racconta – La strada pareva segnata, eppure la vita mi ha condotto lontano da quanto avevo immaginato”. Nonostante la vocazione alla fine non porti alla vita ecclesiastica ma a quella matrimoniale, Alessandro pratica la sua fede con viva passione, ogni giorno. Questo non gli ha impedito l’incontro, folgorante, con l’Islam. “Ho conosciuto alcune persone della comunità musulmana locale. Ho notato quasi subito che gli orari delle mie preghiere coincidevano con le loro. Io chiamavo vespri e compieta i miei appuntamenti col Signore, loro Maghreb e Ishaà. Era come ritrovarsi di spalle e adorare un Dio, lo stesso, con gli stessi ritmi, ma con preghiere diverse”. Alessandro si innamora di quella cultura, di quello che lui stesso definisce “l’approccio semplice alla vita di quanti abbracciano l’Islam”. Quando i tempi diventano maturi, Alessandro si converte, “in un percorso -sottolinea – segnato dalla volontà di Dio, laddove l’essere musulmano, più che una volontà perseguita, è un dono puro e sentito”.
Una storia d’amore verso la cultura musulmana che stride con l’idea populista di un Islam violento, col coltello fra i denti, disposto all’estremo sacrificio per rendere cara la pelle. “Si abbraccia l’Islam perché ci si innamora dei comportamenti e dello stile di vita semplice di chi segue la parola di Allāh e la testimonianza del Profeta Muhammad (p.b.s.l.) – spiega Alessandro – Nulla a che vedere con chi è disposto ad uccidere in nome di Allāh. Fatti come Charlie Hebdo, Bataclan e Bruxelles colpiscono noi musulmani al cuore della fede, perché ci puntano il dito contro in quanto artefici di un mondo bellicoso. È facile però fare di tutta l’erba un fascio”.
Nel significato delle parole si nasconde la chiave per comprendere l’Islam nella sua essenza più pura. “I media raccontano di uomini che si lasciano esplodere al grido di Allāh Akbar – spiega Alessandro – ma provocare morte e sofferenza non inneggia affatto Dio. L’invocazione Allāh Akbar corrisponde all’ebraico e cattolico Laudato Sii. Uccidere, piuttosto, è un modo per celebrare il demonio”. È nelle interpretazioni che sfuggono dal percorso riconosciuto dall’Islam, inquinate localmente da processi e necessità geopolitiche che esulano dalle questioni di fede, che trovano spazio fanatismo religioso, chiamata alle armi e rivolta verso l’Occidente.
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