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Cinema Armenise, i nuovi propretari fanno chiarezza: nessuna speculazione e un cinema d’essai è possibile

Lo scorso mese di gennaio è improvvisamente scoppiato a Bari il caso del cinema Armenise, storico cinema del capoluogo barese con 61 anni di vita che come altri storici cinema non regge più le regole del mercato e decide di chiudere.

Diffusasi la notizia della chiusura è sorto un comitato per tenere in vita il cinema, si sono raccolte delle firme, depositato anche una interrogazione in consiglio comunale. Tra i timori maggiori di chi protesta c’è la speculazione edilizia e ci è sembrato opportuno andare a sentire chi ha acquistato l’immobile.

Abbiamo, quindi, incontrato Nunzia Giordano, amministratore unico della Giordano Lorenzo e figli, impresa costrutrice che ha rilevato l’edificio per demolirlo e sostituirlo con un nuovo fabbricato con quattro livelli fuori terra, 23 appartamenti.

L’imprenditrice è risentita e amareggiata per come questa vicenda è apparsa sui quotidiani e sui social: “Mi piacerebbe che la stampa riportasse altro della nostra impresa familiare. Fondata da mio padre e portata avanti poi dai noi, tre figlie con i nostri mariti. Abbiamo intrapreso la strada dell’edilizia di qualità dal punto visto energetico e per l’utilizzo di fonti rinnovabili che, come potrà immaginare, ha ricadute positive sul territorio, non solo per chi acquista o chi ci abiterà ma per l’intera collettività. Si e alla riduzione di inquinamento che essi comportano.

Il 42% dell’inquinamento non dipende dalle auto o dalle industrie ma dagli edifici, dal consumo di energia necessrio al mantenimento delle temperature degli edifici con fonti non rinnovabili. Noi siamo sempre stati sensibili, ad esempio, l’ultimo edifico che abbiamo costruito (ad Altamura) abbiamo come riferimento il protocollo CasaClima, noto anche come Klimhouse, e anticipiamo i parametri che la legge  impone a partire dal 2020 ovvero che oltre il 50% delle fonti energetiche necessarie a riscaldare o raffreddare un edificio dovranno provvenire da fonti rinnovabili. Attualmente la legge fissa questo limite al 35% noi  invece, non solo applichiamo il protocollo klimahouse ma ci spingiamo anche sino al 70% di risparmio energetico. Vorrei che i giornali parlassero di questo e invece ci ritroviamo trascinati in questa vicenda additati come se fossimo  colpevoli di chissà quale reato”.

Signora Giordano ci può spiegare come è nato questo caso?

“Ci hanno contattato per conto del signor Armenise, che era sul mercato in cerca di investitori. Ci siamo incontrati nel dicembre del 2014, Armenise aveva un permesso di demolire e costruire come previsto dalla legge e voleva vendere. Noi eravamo interessati e il 4 marzo 2015 abbiamo siglato accordo con atto pubblico. Le dirò di più, Armenise voleva finire la stagione cinematografica e ci ha chiesto di proseguire sino al 31 gennaio 2016. La volontà di chiudere è stata sua, avrà fatto le sue valutazioni da imprenditore e avrà proceduto in tal senso”.

E allora poi cosa è successo, come si è arrivati a questo punto?

“A novembre, dopo aver pagato 80% dell’importo, ci ha chiesto proroga di ulteriori 5 – 6 mesi. Ovvimente, dopo aver versato i quattro quinti dell’importo, preso una serie di impegni, pagato oneri di urbanizzazione, imposta di registro, acconti ai fornitori, prenotazioni di acquirenti…  Insomma l’edilizia non è una attività che si organizza in poco tempo, ha tempi molto ampi per cui non sarebbe stato possibile concedere questa proroga. Sarebbero saltati tutti gli impegni, il business plan e avrei dovuto licenziare i dipendenti. Da quel momento si è risentito ed è iniziato l’accanimento mediatico. L’ho invitato a rispettare gli accordi presi. Ero pronta a saldare ma mi ha scritto una serie di lettere il suo legale per evitare il saldo, anzi si offriva di restituire quanto percepito, senza pensare ai danni che mi avrebbe cagionato e senza tener conto del fatto che non era l’unico proprietario e che l’altra metà dell’immobile era di proprietà della zia che invece era ferma nel voler concludere il contratto. Come se non bastasse, il signor Armenise ha addirittura chiesto un riesame del permesso di costruire adducendo delle illegittimità. Ma l’assessore Tedesco, sentiti gli uffici tecnici, si è espressa più volte affermando la regolarità del procedimento”.

Intanto il comitato per il cinema Armenise ha raccolto tremila firme, mentre il Moviemnto 5 stelle ha presentato una interrogazione in Comune. Si teme che con la chiusura ci sia meno sicurezza, speculazione edilizia e meno affari per il quartiere. Ha avuto modo di incontrare il comitato?

“Li ho cercati, non mi hanno ascoltato. Poi ho parlato con un rappresentante del comitato di quartiere, mi hanno invitato il 9 febbraio al villaggio del fanciullo ma ho percepito che non c’era il clima adatto a dialogare e ho preferito non presentarmi. Quella che il comitato per il cinema Armenise chiama speculazione per me è lavoro e sacrificio, quella che loro chiamano morte del quartiere, per me è vita perchè io costruisco case e dentro le case ci sono le storie di ciascuno di noi”.

Tra le varie proposte, sappiamo che c’è anche quella di lasciare un locale commericale al piano terra per un cinema d’essai…

“Sì, nonostante abbia già diverse proposte di acquisto, sono disponibile a non metterlo in vendita se qualche imprenditore si rendesse disponibile sono pronta a fare un prezzo calmierato perchè anche io sono una sostenitrice della cultura. Io sono socia del teatro Mercadante di Altamura e ci metto di mio. Io ci credo ma non si può fare la cultura sulle spalle degli altri o limitare la libertà di un imprenditore di fare il proprio mestiere”.

Questa proposta l’aveva fatto anche ai vecchi proprietari?

“Questa proposta l’avevo fatta al signor Armenise che mi aveva offerto una cifra improponibile, di 2.300 euro a metro quadro, un prezzo fuori mercato se si pensa che le perizie parlano di  2.700 euro per locali usati e qui si tratta invece di un locale nuovo. In alternativa il comitato potrebbe farsi carico della gestione del cinema: con 150 euro a testa può prendere il locale”.

Nel frattempo lei ha incontrato il comune, di cosa avete discusso?

“Ho incontrato sia l’assessore alla cultua Maselli e la Tedesco. Con l’assessore all’urbanistica abbiamo verificato che il permesso di costruire fosse legittimo e corretto e tutte le verifiche sono state positive. Con Maselli, come con il Sindaco in precedenza il 7 gennaio, ho manifestato la mia disponibilità a temporeggiare sino al 30 giugno 2016 e a cercare una soluzione. Ovviamente, tale nostra disponibilità è subordinata alla necessità di trovare un gestore, privato o pubblico, che si renda disponibile all’investimento. L’assessore si è impegnato a cercare imprenditori interessati. Vedremo che succede, più di questo non posso fare”.

 

 

 

 

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Fabio Paparella
Fabio Paparella
Giornalista pubblicista dal 2008. Ha scritto per Cuore Impavido (periodico universitario), Puglia d'oggi e Puglia in che dirige dal 2009. Appassionato di Puglia e innamorato di Bari, dove vive e lavora come funzionario Anci Puglia. Fondatore dell'associazione Scritture digitali. Cerca qualcuno disposto a cambiare insieme lo stato delle cose...

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