I cartelloni teatrali di questa stagione dedicati al jazz sono stati davvero ricchi di eventi come non accadeva da tempo. Ultimo della serie per la rassegna “Around Jazz” del Teatro Forma è stato il concerto di Dee Dee Bridgewater, stella di prima grandezza del firmamento internazionale; una stella tanto grande da richiedere ben due concerti nello stesso giorno per soddisfare le richieste del pubblico. Ed è stato sold out!
Denise Eileen Garrett (Dee Dee è un nomignolo) da Memphis nel Tennessee si può considerare a pieno titolo una delle poche eredi delle grandi voci femminili del jazz. Quando a soli sette anni manifestò alla sua famiglia la sua passione per il jazz e la volontà di trasferirsi a Parigi il padre (trombettista) sorrise bonario: egli non sapeva che la bambina faceva sul serio. Dopo varie esperienze nell’orchestra di Thad Jones e Mel Lewis, Dee Dee collabora con Dexter Gordon, Max Roach, Dizzy Gillespie, Sonny Rollins. Del 1974 è il suo primo album “Afro Blue”, diventato un cult per i jazzofili; partecipa anche a qualche musical (“The Wiz”, “Lady Day”) e nei primi anni ’80 va a vivere a Parigi, dove rimane per 20 anni. Viene invitata anche a Sanremo: nel 1989 canta con Ray Charles “Precious Thing” fuori gara; nel 1990 interpreta “Uomini soli” dei Pooh; nel 1995 duetta con Giorgia. Ma Dee Dee ha degli idoli, primi fra tutti Betty Carter, (“come lei ho sempre voluto essere libera e rispettata”), Billie Holiday (“è una specie di possessione per me”), Ella Fitzgerald. Oggi Dee Dee a 65 anni in quasi 50 anni di carriera ha vinto tre Grammy Award e ha inciso 18 dischi: l’ultimo “Dee Dee’s Feathers” è stato registrato l’anno scorso all’Esplanade, una vecchia chiesa distrutta dall’uragano Katrina e riadattata a studio, con la N.O.J.O. (New Orleans Jazz Orchestra) fondata dal trombettista Irvin Mayfield. È un disco che la riconcilia con gli States dove la Bridgewater è tornata a vivere (Los Angeles) dopo l’esperienza francese. Vi si alternano classici e inediti, proprio come la cantante ha impostato il concerto di Bari. Per l’occasione è stata richiamata la Forma Jazz Orchestra (F.J.O.), una big band tutta italiana di 16 elementi, messa in piedi da Gaetano Partipilo, sempre pronta a intervenire nelle grandi occasioni.
È toccato proprio alla nostra F.J.O. introdurre il concerto con un brano strumentale ricco e articolato, una specie di biglietto da visita ma anche un modo per preparare l’atmosfera. Dopo gli onori di casa è salita sul palco la “divina” del jazz: testa completamente rasata (ma perché, poi?), abito nero lungo fino ai piedi, cappello maschile, anch’esso nero, occhiali, orecchini e collana di turchesi. La sua voce eclettica è andata subito sugli standard: “Oh Lady Be Good” da un musical di Gershwin; “Good Morning Heartache”, affascinante e sinuosa, interpretata da Billie Holiday nel 1946. Dee Dee ha dedicato a Ella e Billie due album che le hanno conquistato unanimi consensi della critica, non dimentichiamolo. Per questo nei suoi concerti non manca mai la sua interpretazione di classici delle jazz singer del passato. Sono così arrivate “Mr. Paganini”, “Lady Sings the Blues”, “God Bless the Child”, canzoni incluse nella lista del secolo. Ma la voce della Bridgewater si esalta anche nel blues, qualcosa che le scorre nel sangue, e nello scat che esegue con spontaneità e naturalezza. La F.J.O. è una forza al suo servizio: gli assolo di Mike Rubini al sax, Vito Scavo al trombone, Andrea Sabatino alla tromba e Pietro Lussu al pianoforte sono il perfetto supporto alla sua voce e le danno respiro. E come in tutti i concerti arriva il bis finale che, come in tutti i concerti, è quasi sempre la parte migliore: splendida, assoluta e sublime “All Blues” di Miles Davis, eseguita in trio (voce, Partipilo al sax e Mino Lacirignola alla tromba) è una perla, con tutti i crismi irripetibili dell’improvvisazione.
“La musica è la magia di un mondo sacro che è sempre dentro di noi” (The Music is the Magic”)











