Dall’ottocento ad oggi è possibile affermare senza ombra di dubbio che la tecnologia di costruzione e funzionamento delle automobili non è cambiato affatto. La tecnologia alla base del motore a combustione interna non è mai cambiata gli sforzi si sono finora concentrati a ragione ma molto più spesso a torto sull’incremento dell’autonomia, sullo sviluppo di forme aerodinamicamente idonee a ridurre la resistenza all’aria nel tentativo di ridurre i costi e di risparmiare nel medio-lungo termine.
Per carità, non intendiamo affermare che tali sforzi siano stati inutili, ma purtroppo c’è anche da ammettere che effettivamente si smesso di cercare soluzioni veramente innovative e di sognare e cercare di progettare automobili con un’ottica avveniristica soprattutto dal punto di vista prettamente meccanico.
Per correttezza, c’è anche da dire che tali soluzioni comportano alle volte sforzi economici piuttosto elevati e che il prezzo delle auto ne risentirebbe ulteriormente visto che le spese in oggetto ammasserebbero sulle già gravose spese di creazione ed assemblaggio delle lamiere che compongono il corpo dell’autovettura.
Questa situazione potrebbe però cambiare in futuro. Grazie infatti ad uno sviluppo tecnologico a basso costo, che in altri campi definire galoppante significa minimizzare, altre aziende hanno iniziato ad investire nel concetto stesso di un’auto innovativa, a costi ridotti e tecnologicamente avanzata.
Volendo fare un esempio dal punto di vista dell’assemblaggio vero e proprio il nome che spicca su tutti secondo solo all’italianissima Lamborghini si tratta di Divergent Microfactories un’azienda statunitense che qualche settimana fa ha presentato la “Blade (nella foto)” prototipo di prima autovettura interamente stampata in 3D. La tecnologia utilizzata permetterebbe una radicale e significativa riduzione delle risorse necessarie alla creazione ed assemblaggio delle autovetture con incrementi in termini di velocità, leggerezza e resistenza pari al 90% senza contare l’effettiva riduzione di costi in “capitale umano”.
La Blade è una monoposto il cui peso complessivo è di 635 Kg, mentre il motore da 700 cavalli è in grado di spingerla da 0 a 100 Km/h in 2,2 secondi con consumi che nel caso della versione a gas naturale compresso (CNG) sono equiparabili ad una normale auto ibrida attualmente in commercio. Ovviamente l’obiettivo dell’azienda statunitense è quello di dimostrare la validità della loro tecnologia al fine di concederne in franchising l’uso ad altri produttori.
Dal punto di vista della propulsione inutile dire che Toyota, Honda e Volkswagen la fanno da padroni con l’abbattimento dei costi delle materie prime e con dei costi di ricerca e sviluppo strapagati soprattutto dal mercato della telefonia in cui il cliente chiede costantemente batterie sempre più durature, leggere ed efficienti anche il mercato dell’automobile ha iniziato a render più efficace lo sviluppo, produzione ed e commercializzazione delle auto ibride a fronte di un abbassamento dei costi complessivi grazie anche alle ricerche effettuate nel campo delle competizioni sportive come ad esempio nella Formula Uno, come nel caso del KERS, acronimo di Kinetic Energy Recovery System (in italiano “sistema di recupero dell’energia cinetica”) un dispositivo elettromeccanico atto a recuperare parte dell’energia cinetica di un veicolo durante la fase di frenata e a trasformarla in energia elettrica, nuovamente spendibile per la trazione del veicolo o per l’alimentazione dei suoi dispositivi elettrici.
Tecnologia. A parte Google che continua a sperimentare il suo concetto di automobile completamente computerizzata e senza autista (roba da fare invidia al film “Atto di Forza”), menzione d’onore tra tutti va al Gruppo PSA Peugeot-Citroën che in settimana ha presentato il suo primo prototipo di HUD (Head-Up Display “Display a testa alta”), come è ovvio che sia non è la prima azienda ad effettuare ricerche in tal senso, anche Volvo, BMW, Mercedes ed il gruppo Volkswagen stanno sviluppando prototipi analoghi della stessa tecnologia.
Il sistema di produzione PSA proietta sul parabrezza un’immagine virtuale, allineata agli occhi del conducente sovrapponendo le informazioni virtuali sugli oggetti reali (segnaletica verticale ed orizzontale inclusa) incontrati lungo il tragitto. I dati ricevuti permettono a chi guida di avere una comprensione migliore delle condizioni del traffico e del tragitto fissato.
Come potete verificare dal filmato, la direzione indicata dal navigatore satellitare è sovrapposta alla strada sotto forma di freccia azzurra (altre case come Jaguar e Land Rover hanno utilizzato il concetto di “Ghost Car” Auto fantasma) che si sta percorrendo e, quando si deve cambiare direzione, l’itinerario da seguire è evidenziato da una banda colorata.
Vengono proiettate anche le informazioni fornite dal Cruise Control che adatta la sua velocità in base ai limiti e all’auto che precede la corsa della nostra vettura e implementa anche un radar anticollisione, che segnala gli ostacoli, auto in sosta e pedoni, evidenziandoli con aloni luminosi e tag colorati e avvertendoci quando si supera la distanza di sicurezza dal veicolo che precede. Se l’auto si sposta invadendo l’altra corsia senza un motivo plausibile, sul parabrezza appare un segnale (accompagnato probabilmente da un segnale acustico, ma ancora non ci sono conferme in merito) che resta visibile fino a quando il conducente corregge la rotta, impedendone incidenti dovuti ad eccessiva stanchezza o disattenzione.
Il sistema è entrato nella fase finale di sviluppo ma il gruppo PSA prevede che le prime auto equipaggiate verranno commercializzate solo a partire dal 2020.
Sicuramente nel breve periodo potranno non essere sicuramente grosse modifiche, ma siamo certi che alla lunga l’abbassamento dei costi della tecnologia ci permetterà lo sviluppo di materiali e veicoli sempre più moderni ed innovativi.











