Negli ultimi anni si parla con sempre maggiore frequenza di “viaggiatori” e non di “turisti”. Ciò avviene in quanto l’intento di studiosi, mass media, istituzioni, destinazioni turistiche è quello di riscoprire gli autentici valori del viaggio, nell’ambito di un contesto globale in cui prevalgono spesso i connotati del turismo di massa.
Rodolphe Christin, sociologo ed esperto di viaggi, autore di diversi saggi su tali tematiche, nel volume “Turismo di massa e usura del mondo” delinea gli attuali trend e prova a rispondere a delle complesse domande: è ancora possibile dirsi viaggiatori? Lo sarà mai più in futuro? O l’efficienza della mobilità contemporanea, l’onnipresenza della comunicazione, la capillarità del mercato globale hanno definitivamente trasformato tutti in turisti, ovvero clienti e consumatori dell’industria che vende la bellezza del mondo?
Pubblicato da Elèuthera, nella traduzione di Gaia Cangioli, con la postfazione firmata da Paolo Cognetti, il libro offre spunti di riflessione di particolare e sicuro interesse.
Come si legge nella postfazione, “Se si è passati in poco tempo dall’uso del mondo all’usura del mondo, è perché la massificazione del desiderio turistico, camuffata da libertà di movimento, è avvenuta all’interno di una logica industriale che ha distrutto la dimensione simbolica del viaggio, trasformandolo in una «fuga d’evasione» da fare in tempi e luoghi deputati, e soprattutto passando sempre alla cassa. Ponendosi al servizio del consumo mondiale, il turismo è diventato, insieme alla televisione, agli antidepressivi e al calcio, uno dei più potenti anestetici che la società contemporanea elargisce ai suoi logorati cittadini, immersi in una ipermobilità che dà la misura della loro insoddisfazione”.
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Una visione critica quella proposta in diversi passaggi del testo circa gli attuali scenari turistici globali. Ma nonostante i fenomeni di estrema standardizzazione e i rischi per civiltà ed ambiente derivanti dal turismo di massa, l’idea del viaggio continua a mantenere un’attrattiva forte ed intatta. L’autore, quindi, individua i possibili sviluppi futuri, puntando ancora sul fascino del viaggio, fondato sul desiderio forte insito in ogni uomo di scoprire cosa sia in grado di riservare un luogo diverso da quello della sua residenza, alla ricerca di ciò che gli manca nella routine quotidiana.











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