Certo, non bisogna creare panico ed allarmismo. Ma la situazione è seria. Sicuramente più di quanto si dice in giro e con un possibile contagio da Coronavirus che, anche in Italia, adesso deve far preoccupare e riflettere chi si occupa di salute pubblica.
“Sono sei i casi di positività al coronavirus in Lombardia” così come confermato dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera. “Il paziente ricoverato al Sacco sta bene” e la situazione della moglie del primo ricoverato “è positiva”.
E poi l’appello dello stesso assessore. “Il messaggio che diamo a chi abita in questi paesi è di rimanere a casa. Chiediamo di rimanere al proprio domicilio e a chi è stato in contatto con questi casi di chiamare il 112. La situazione è estremamente nuova, particolare per il nostro paese, invitiamo alla calma”.
E’ sempre l’assessore Gallera che parla. “Ancora non sappiamo da chi si è diffuso il virus, potrebbe non essere da caso zero ma potrebbe anche essere che è guarito. Non abbiamo la certezza di quale sia il caso indice”.
“Il problema che possa essere negativo il caso indice è che a un certo punto il virus viene eliminato, quando la persona guarisce. Il test quindi potrebbe non trovarlo più”. Per questo motivo i suoi campioni sono stati inviati all’Istituto Superiore di Sanità (Iss) a Roma, “per cercare gli anticorpi al virus”. Potrebbe essere, ha aggiunto Gallera, “che non sia lui il caso zero o che sia guarito. Non abbiamo certezza di quale sia il caso zero”.
UNA FASE NUOVA
Il punto è che, oggi, siamo di fronte ad una fase due della diffusione del Coronavirus in Italia. I casi segnalati in Lombardia “sono i primi che si sono verificati sul territorio italiano e ci fanno entrare in una fase nuova”: così Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani di Roma. “Per la prima volta – precisa – siamo passati da casi di importazione a casi di circolazione locale del virus”.
E DOMENICA IL PAPA ARRIVA A BARI
E proprio in quest’ottica viene da riflettere, molto seriamente, se non sia il caso di evitare gli eventi in cui migliaia di persone verranno strettamente a contatto tra di loro. E’ l’esempio della messa di Papa Francesco a Bari di domenica prossima. Sono attese in Corso Vittorio Emanuele circa 50mila persone. Senza alcun controllo sanitario, nè ad oggi la presenza si nessun cordone sanitario se non controlli empirici sulla temperatura nell’aeroporto di Bari-Palese.
Ed a Bari arriveranno in migliaia si presume da tutt’Italia. Sono le autorità cittadine, in primis il sindaco in quanto responsabile della salute pubblica e del benessere dei cittadini baresi, a conoscenza della situazione emergenziale in atto? Sono state prese tutte le precauzioni del caso per evitare anche solo la possibilità che il virus possa diffondersi in maniera incontrollata nelle nostre città?
Cosa possiamo fare per evitare un allarme sanitario senza creare allarmismo sociale, ma incutendo la giusta preoccupazione in chi deve comunque muoversi ed uscire tutti i giorni di casa per lavorare?











