HomeAmbiente e ScienzeUna pillola cancella i ricordi. E così si annienta l’uomo

Una pillola cancella i ricordi. E così si annienta l’uomo

Una pillola del giorno dopo, però dei ricordi. Evita di rimanere gravidi di vita, abortendo l’esperienza. Di solito quando c’è una novità che promette di sconvolgere il modo di vivere i rapporti economici, sociali, ed umani, viene venduta con grande enfasi alle masse e soprattutto per scopi molto nobili ed apparentemente giusti. “Se puoi sognarlo, puoi farlo” diceva Walt Disney, anche quando si tratta di un incubo ben confezionato.

Alain Brunet, docente di psichiatria e ricercatore al McGill’s Douglas Research Center di Montreal, promette risultati positivi nel 70% dei casi nella cancellazione dei ricordi dolorosi dalla nostra mente. Nello specifico grazie all’assunzione di una pillola di propranololo un’ora prima delle sedute psicoterapeutiche, una a settimana per sei settimane, leggendo il ricordo da rimuovere ad alta voce.

La compressa è un betabloccante (usato di solito per emicranie o ipertensione): “All’inizio il ricordo umano viene incapsulato nella Ram e poi trasferito nella memoria lungo termine, la Rom. Se durante questo processo interviene un’interferenza, quel ricordo verrà salvato in modo diverso”. Facendo un’analogia con l’informatica, il ricercatore ci spiega come sia possibile ri-registrare il ricordo scollegando sostanzialmente i fatti dalle emozioni.

Centinaia sono i pazienti già trattati in questo modo da 15 anni, perlopiù in casi estremi, come veterani di guerra, vittime di terrorismo e così via. Dopo i test di nicchia, sembra il momento di portare il metodo al grande pubblico, come soluzione facile e prêt-à-porter per superare vecchie fiamme.

“Non si tratta di cancellare i ricordi, ma di modificare le sensazioni a cui sono associati, un po’ come quando lei pensa a un suo ex: non le fa più male, no? I fatti restano, custoditi nell’area del cervello che si chiama ippocampo. Cambiano le emozioni che associamo a quei fatti, salvate nell’amigdala.”

All’obiezione sull’importanza del dolore, Brunet controbatte: “L’idea che ci sia qualcosa da imparare dalla sofferenza. Non nego che in parte sia così, ma di quanta sofferenza abbiamo bisogno prima che diventi inutile? Dobbiamo accettare che le persone soffrano fino al punto magari di arrivare anche al suicidio? Stiamo parlando di casi specifici di persone che dopo mesi, se non anni, continuano a soffrire in una maniera tale da non riuscire ad avere una vita normale”.

Extrema ratio? In realtà questa soluzione abbassa ed abbasserà nel tempo sempre più l’asticella del dolore per il quale sarà ritenuto giusto ricorrere a terapie farmacologiche invasive e pericolose. Se già oggi, dove molti psichiatri, psicoterapeuti e counselor, condannano fortemente l’abuso del trattamento chimico per disturbi psicosomatici, figuriamoci in questa nuova frontiera di robotizzazione dell’elemento umano.

Il “caso” non esiste, noi siamo attrattori di eventi e situazioni nella nostra vita che ci accompagnano in un percorso di crescita – personale ed evolutiva – con i nostri tempi biologici, mentali e spirituali. Narcotizzare il dolore è come andare dal meccanico perché il motore dell’auto fa i capricci, e quest’ultimo anziché mettere mano all’impianto vi stacca la spia di allerta. Vi troverete sul momento soddisfatti, ma dopo 20km con il carroattrezzi in tangenziale.

L’ansia, il panico, lo stress, la depressione, la paura, le ossessioni, sono tutti sintomi (spia) di un disturbo profondo (motore) che l’ansiolitico può momentaneamente non farci sentire, per poi però crollare alla fine dell’assunzione. Salvo tornare con dosi maggiori a tappare la bocca a qualcosa che, invece, dentro di voi urla e vi chiede aiuto.

L’emotività e la sessualità sono i cavalli che trainano la nostra carrozza sul binario della vita. Negarci il dolore, il trauma, o addirittura riprogrammare i ricordi per disattivare la componente affettiva-emotiva, è uno strumento pericolosissimo e nocivo, molto più di dieci anni di depressione.

Non siamo cyborg, non siamo automi, non dobbiamo abiurare la nostra natura né ignorare la radice del disagio, perché è un “maestro”. Sono le cadute che ci obbligano a rialzarci in piedi, più forti, più sani, e con un bagaglio di strumenti, acquisiti con fatica, indispensabile per non cadere più in quelle trappole.

Una pillola per cancellare i ricordi è l’antitesi del lavoro su di sé, il punto più lontano dall’origine della conoscenza e consapevolezza dei propri istinti, dei propri desideri, dell’autonoma capacità di ricercare la propria verità. Se il farmaco interviene così ferocemente in questo processo si blocca la crescita personale. È come una fucilazione, una gambizzazione dell’anima.

Allora saremo tutti mutilati di guerra, una guerra sancita e portata avanti contro l’autodeterminazione, contro il risveglio della propria indole. Nessuno imparerà più dai propri errori, diventando un criceto in loop sulla ruota. Più dimenticheremo con la pillola, più in medesime esperienze da dimenticare incapperemo, rimanendo bloccati, schiavi, zombie.

Prima di guarire qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare.” Diceva Ippocrate 2.500 anni fa. Lo psicologo-psicoterapeuta Oscar Travino, nel suo libro “L’ora o il mai più” del 2016, spiega così la sintomaticità:

“Un disturbo può essere un alleato, se smettiamo di considerarlo un nemico e impariamo ad accoglierlo ed ascoltarlo.
Spesso è il modo nel quale il corpo urla il distacco profondo dal proprio sé più vero.
Un messaggero che ci avvisa che non stiamo vivendo secondo i nostri valori e desideri più intimi.
Un urlo soffocato (dalla società, dalla famiglia, da ciò che è giusto o sbagliato, dai sensi di colpa, da ‘quel che deve essere fatto’)
che ci ricorda che stiamo sbagliando cammino,
che l’unica strada è quella che porta al centro di sé
che c’è sempre tempo, c’è ancora, basta volerlo,
che è ora di smettere di avere paura,
che la ‘zona di comfort’ è talvolta una gabbia dorata,
e che ‘troppo tardi’ è vero soltanto quando il cuore ha scandito il suo ultimo battito.”

Banner donazioni

Telegram PugliaIn

Per seguire in tempo reale tutte le news iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram

Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

Ultimi Articoli

spot_img
spot_img