Il Tar di Bari ha annullato quest’oggi le graduatorie della misura 4.1a del Programma di sviluppo rurale della Puglia. La sentenza ha così bloccato anche le altre due misure del Psr per motivazioni del tutto analoghe e, di conseguenza, una buona fetta, quasi mezzo miliardo di euro, destinato allo sviluppo agricolo e rurale della Puglia. Con altre due sentenze sulle misure che destinano contributi diretti agli agricoltori.
Secondo i giudici amministrativi, il problema sarebbe in inesattezze computate dagli uffici della Regione Puglia nel ricalcolo delle graduatorie, disposto dopo l’accoglimento dei ricorsi cautelari.
Nel ricalcolo sarebbero stati esclusi, a questo punto ingiustamente, coloro che non erano stati ammessi in prima battut (delle 2mila domande iniziali presentate al bando, il numero si è ridotto a 652).
DALLE OPPOSIZIONI
“Il Tar ha annullato la graduatoria della misura 4.1.A del Piano di Sviluppo Rurale, per intenderci quella più importante e più ricca della programmazione e relativa agli investimenti delle aziende. Era una ipotesi che poteva verificarsi alla luce di un contenzioso infinito ma che trova oggi la Regione impreparata, sbaragliata ed inerme”. Questa l’accusa dell’ex assessore all’agricoltura Leonardo Di Gioia, che senza mezzi termini torna a puntare l’indice contro Michele Emiliano dopo le ampie discussioni dei mesi scorsi.
“Una Regione – dice Di Gioi a- senza alcun piano alternativo e senza alcuna speranza che ha seguito una interpretazione delle ordinanze del Tar volta ad economizzare il numero di istruttorie da effettuare”.
“Una sentenza – dice Di Gioia – che assorbe anche i vizi che avevo denunciato in Consiglio regionale, su cui aspetto sempre una parola di chiarezza dagli organi dirigenziali preposti, su modifiche postume al bando chiuso e che porta all’anno zero l’intera strategia del Piano di Sviluppo Rurale. Emiliano chieda scusa, anche a me, facendo mea culpa per aver dato copertura politica a decisioni scellerate, in particolare quella di aver annullato un nuovo e funzionante bando per gli investimenti che oggi poteva dare piena operatività agli agricoltori e consentire la piena riallocazione delle risorse liberatesi a seguito della sentenza”.
“Il Psr Puglia – ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Puglia Luca Lazzàro che punta l’indice contro i ritardi preoccupanti della Regione Puglia nello spendere i fondi europei per lo sviluppo rurale – ha una dotazione finanziaria di circa 1 miliardo e 600mila euro, con un contributo del fondo europeo per l’agricoltura di oltre 978 milioni. Ma restano da spendere ancora oltre 1 miliardo e 100mila euro”.
Da Forza Italia le accuse sono tutte per Emiliano: “Una sonora bocciatura per il presidente Emiliano che ha distrutto il mondo agricolo e questo ci dispiace non poco. Quasi 183 milioni di euro bloccati perché la Giunta regionale ha fallito e bisogna dirlo con chiarezza perché è un dato oggettivo. Ci sono agricoltori che hanno effettuato investimenti ingentissimi, facendo fede sulle risorse del PSR, e a causa della pessima gestione della Giunta regionale tutto si trasformerà in un contenzioso lunghissimo con conseguenti richieste di risarcimento danni a carico della Regione. Tutto perché qualcuno ha sbagliato e lo ha fatto nonostante i nostri appelli, le nostre segnalazioni, i nostri campanelli d’allarme suonati senza successo”.
“La sentenza pubblicata oggi è l’ennesima sonora bocciatura per la Regione”. Lo dichiarano i consiglieri regionali del M5S Puglia.
“I Giudici amministrativi baresi – spiegano i pentastellati – hanno confermato l’illegittimità del criterio adoperato dall’Autorità di Gestione del PSR per la valutazione dell’indice di performance economica (I.P.E.) delle aziende partecipanti. Il TAR ha ritenuto che il criterio scelto per l’attribuzione del conseguente punteggio, al fine dell’utile collocamento in graduatoria, fosse del tutto inattendibile in quanto basato su mere auto-dichiarazioni dei concorrenti, non oggetto di preventiva verifica; verifica che, invece, è rimessa addirittura alla successiva fase dell’istruttoria tecnico-amministrativa e cioè ad una fase in cui una cospicua parte delle aziende aspiranti ai benefici sarebbe già stata esclusa sulla base proprio di una selezione ancorata a mere auto-dichiarazioni (non verificate). Ma c’è di più. Il dubbio che abbiamo sollevato in più occasioni, ultima in un’interrogazione dello scorso luglio, che il modus operandi regionale potesse produrre una clamorosa disparità di trattamento tra i partecipanti e l’effetto abnorme di escludere imprese che avevano dichiarato un indice I.P.E. più aderente alla realtà, è stato confermato dalla stessa Regione in una relazione, depositata proprio innanzi al TAR Bari, nella quale si legge che addirittura il 73,2% dei concorrenti ammessi ha presentato dati aziendali non conformi. E peraltro, nonostante il TAR, in conseguenza proprio di tale presa d’atto regionale, abbia disposto la verifica di tutte le domande presentate, la Regione ha proceduto a ricalcolare soltanto quelle già ammesse alla fase successiva, di fatto aggirando l’ordine del Giudice Amministrativo, come lo stesso riconosce in sentenza”.
DAL DIPARTIMENTO AGRICOLTURA
Ed intanto dal direttore del dipartimento Agricoltura Gianluca Nardone e dall’Autorità di gestione Rosa Fiore arriva una dichiarazione che intende rassicurare gli ammessi a finanziamento.
“È importante ricordare – dicono – che la graduatoria annullata era stata determinata dalla Regione, in sostituzione della precedente del novembre 2017, sulla base di verifiche operate in attuazione di quanto disposto dalle ordinanze del settembre 2018 emanate dello stesso TAR Bari nell’ambito di un precedente ricorso. La graduatoria annullata, tra l’altro, era stata “legittimata” dallo stesso TAR con una successiva sentenza sulla parallela Sottomisura 6.1.
La sentenza odierna impone alla Regione Puglia la verifica del dato dichiarato dalle imprese relativo all’incremento di reddito (oggetto del ricorso) per tutti i 3.212 progetti presentati, diversamente da quanto indicato dalle citate ordinanze del 2018 che limitavano l’accertamento a soli 764 progetti, con conseguente rideterminazione della graduatoria.
E’ opportuno chiarire che la sentenza non avrà conseguenze per coloro a cui sono stati già concessi i finanziamenti.
“L’Autorità di Gestione del PSR – dicono – sta già provvedendo ad una riorganizzazione delle risorse umane disponibili per poter far fronte a questo ulteriore impegno con la massima celerità. Al contempo, però, si sta valutando – senza alcun pregiudizio per gli agricoltori già ammessi a finanziamento e prossimi alla ammissione – di appellare la sentenza al Consiglio di Stato, per ottenere una pronuncia definitiva”.











