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È tornata la Lira. A Barletta, per un progetto di welfare

È tornata la Lira, per un progetto mutualistico e di solidarietà nei confronti dei più indigenti. Il Presidente dell’Ambulatorio popolare di Barletta – OdV Avv. Cosimo D. Matteucci, ci ha parlato di questa iniziativa nata nella nostra Puglia, per l’appunto a Barletta (BAT).

L’obiettivo è quello di dare ristoro a chi è stato dilaniato dalla crisi economica, e non ha più mezzi di sostentamento.

Cosimo D. Matteucci, perché una organizzazione di volontariato s’inventa una moneta complementare? Quale differenza passa con dei voucher, buoni spesa, sussidi, od altre forme sociali?

“L’Ambulatorio popolare di Barletta – odv fino ad oggi, nel periodo dell’emergenza economica e sanitaria, ha sostenuto quasi 2.500 persone appartenenti alle fasce più deboli della comunità con un nuovo sistema di raccolta, distribuzione e di baratto di generi alimentari e di prima necessità che ha consentito di operare in prima linea, nel massimo rispetto dei protocolli sanitari nazionali e regionali.

Avevamo però bisogno di uno strumento in più, che non solo potenziasse il sistema ma che soprattutto ci consentisse di tutelare il più possibile la dignità delle persone, proprio quella più violata dai processi sociali di colpevolizzazione della povertà, che finiscono con il generare quel terribile sentimento che nessuno dovrebbe mai provare: la vergogna di essere privi di mezzi economici.

Siamo sempre stati convinti che lo strumento più idoneo non potesse che essere una sorta di moneta alternativa, che consentisse alle persone più indigenti della città di recarsi direttamente nei supermercati e nei negozi alimentari per provvedere di persona all’approvvigionamento proprio e della propria famiglia, e scegliere finalmente cosa comprare, proprio come tutti gli altri, proprio come quelle persone che la povertà non hanno mai conosciuto.

La Lira popolare è un biglietto di credito emesso dall’Ambulatorio popolare di Barletta – OdV e accettato da tutti gli aderenti al circuito per le proprie transazioni e per regolamentare i propri rapporti di credito e debito reciproco: questa è la differenza fondamentale rispetto ad ogni altro strumento di aiuto alimentare per le persone più deboli della comunità.”

Ci spiega come funziona? Come si emette moneta? Quanto vale rispetto all’euro? E soprattutto come – e per quanto – ne sarà finanziata l’erogazione?

“La Lira popolare circolerà con un valore di cambio pari a 1,10 Euro: con una Lira, cioè, si potranno fare acquisti in generi alimentari e di prima necessità per un valore di 1,10 Euro; di quest’importo, un euro sarà finanziato dalla cassa sociale dell’Ambulatorio popolare di Barletta – OdV, che vi riverserà le donazioni in denaro ricevute dai tanti benefattori che non finiremo mai di ringraziare; mentre i 10 centesimi corrisponderanno ad una donazione da parte degli esercizi commerciali che hanno aderito al progetto, che cercheremo di far evolvere e  alimentare a tempo indeterminato estendendone il perimetro.

Infatti, per una seconda fase, lavoreremo affinché la Lira possa essere estesa a tutti gli altri settori commerciali, fino ad arrivare a collegarla direttamente alla nostra Banca del tempo, in modo da poter esprimere tutte le sue potenzialità in termini mutualistici e di rilancio delle economie virtuose della città.”

Cosa si potrà acquistare? Immagino ci sia un circuito di esercenti già disponibili all’accettazione.

“La Lira potrà essere acquistata finanziandone l’erogazione con versamenti in euro a favore della cassa sociale della nostra organizzazione di volontariato, per fare in modo che i biglietti di credito possano essere immessi nel circuito già dotati di copertura. La sperimentazione di questo importante progetto mutualistico è stata resa possibile grazie ad un accordo con Francesco Divenuto, presidente di Confcommercio Barletta, e Michele Lavigna coordinatore della F.I.D.A. (Federazione Italiana dei Dettaglianti Alimentari) di Confcommercio Barletta, che ringraziamo di cuore insieme ai primi esercizi commerciali di Barletta, che hanno aderito entusiasticamente al progetto, e che sono:

  • Dolce salato e caldo di Michele Lavigna, Via Cavour n. 102;
  • Il Frantoio – Alter Discount di Michele Giannini, Via Venezia n. 101;
  • Salumeria – Latteria Quarto Antonio, Via Prascina n. 38;
  • Supermercato A&O di Catino Cosimo, Via Petrarca n. 26;
  • Supermercato A&O di Catino Diego, Via  Barberini n. 207;
  • Supermercato Despar di Falconetti Pietro, Via Dicuonzo n. 87;
  • Voglia di Pane di Paolillo Riccardo, Via Madonna della Croce n. 46/a.

Abbiamo già ricevuto molte altre richieste di accesso alla rete da parte di altri produttori e commercianti di generi alimentari e di prima necessità.”

Questa iniziativa farebbe gola a molti sovranismi. La “Lira popolare” è un progetto esportabile? E soprattutto, ha una valenza di carattere politico?

“Le esperienze di monete complementari sono molteplici non solo in Italia. Si tratta di monete che circolano parallelamente a quella ufficiale, e che si sono dimostrate un ottimo strumento di contrasto alla povertà, di emancipazione e di inclusione sociale ma anche di rilancio delle economie locali con straordinari effetti virtuosi su tutta la comunità.

La nostra moneta mutualistica si chiamerà Lira, un nome certamente rievocativo, ma che non deve essere frainteso o strumentalizzato, perché essa non vuole essere null’altro che quello che è: uno strumento di emancipazione per le fasce più deboli della comunità nei termini già descritti. Una moneta alternativa che vuole unire, aggregare, tessere nuove relazioni solidaristiche tra le persone:

Queste caratteristiche escludono da questo progetto ogni impulso sovranistico, auspicando una comunità, una società, un’Europa e un mondo che finalmente affrontino e risolvano il grandissimo problema della povertà in cui stanno languendo tante, troppe persone. Questo è un compito che spetterebbe alla politica: noi cerchiamo solo di evidenziare i problemi e fornire soluzioni praticabili.”

Secondo lei la moneta complementare potrebbe diventare un conio unico Nazionale, da usare ad esempio in parallelo con l’euro per il Welfare?

“I circuiti delle monete complementari sono costituiti da persone che autonomamente decidono di regolamentare le loro relazioni economiche con uno strumento diverso dalla moneta ufficiale. Queste persone possono far parte di un quartiere, di una città, di più città, di una regione o di territori più ampi: le monete complementari e solidaristiche non hanno limiti territoriali  perché sono basate unicamente sulla volontà delle persone di far parte del circuito di welfare; per cui sì, potenzialmente sì.”

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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