“Sicuramente sono stati fatti passi avanti con la deroga al distanziamento interpersonale per la visione con i propri familiari, ma il permanere dell’obbligo dell’uso della mascherina anche dopo aver preso posto in sala rimane incomprensibile.”
“Le misure per le sale cinematografiche impongono il distanziamento di almeno un metro e, così come previsto in altre attività commerciali, si ritiene che al momento della occupazione del posto in sala il cliente possa rimuovere la protezione delle vie aeree, al pari di quanto definito per il settore della ristorazione“.
In un comunicato diramato dall’Anec, l’associazione esercenti cinematografici, si desta forte la preoccupazione per l’impossibilità di riaprire il 15 di giugno, anche se la legge lo consentirà. Sono le regole imposte che impediscono una normale fruizione dell’esperienza. Oltre al fatto che mancano contenuti inediti, viste le uscite film rinviate dall’autunno in poi.
Piera Bernaschi, presidente degli esercenti Roma e Lazio: “Finché un numero sufficiente di cinema non riprenderà l’attività, inevitabilmente i film più importanti e attesi non saranno distribuiti, ma in mancanza di titoli accattivanti, perché si dovrebbe riaprire?”. Un cane che si morde la coda.
Così il settore resta fermo al palo, e la storia non cambia per i teatri, che ad esempio vedono per gli spazi chiusi un limite di capienza a 200 posti. Rendendo per le strutture grandi i costi impossibili da sostenere. Il Teatro Team di Bari ha diramato un post su Facebook per annunciare questa triste realtà che stiamo vivendo.
Stesse limitazioni capestro per le discoteche, con balli a 2 metri di distanza l’uno dall’altro, od il consumo dei cocktail soltanto stando seduti al proprio posto. Una follia per la natura dei locali, e per la natura del divertimento. A questo punto sarebbe più onesto dire che per sicurezza si resta chiusi, anziché condannare a morte (economica) certa, gli esercenti.











