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Conte vuole un Paese cashless

Dagli Stati Generali dell’Economia ci riprovano, nonostante la forte opposizione delle associazioni di categoria, dei commercianti, che sono già sufficientemente vessati da Banche e strumenti finanziari obbligatori. Il Governo con la scusa della “rivoluzione digitale” vuole portare avanti la crociata contro il denaro contante.

Un Paese cashless, una rivoluzione gentile l’ha definita il Premier Conte. Dal 1° luglio intanto la soglia per i pagamenti non tracciati scenderà a 1.999,99 euro e dal 1° gennaio 2022, se non ci saranno altri interventi legislativi, calerà ancora a 999,99 euro. Pena sanzioni amministrative tra i 3mila ed i 50mila euro.

Il contante libero è una questione di cultura liberale. Se un cittadino s’è guadagnato onestamente da vivere, può spendere il proprio denaro come meglio crede, soprattutto con facoltà di sottrarsi ad un tracciamento e schedatura obbligatori per ogni acquisto, spostamento, ed orientamento al consumo.

Se lo Stato invece dovesse ravvisare un illecito, una forma di riciclaggio, una evasione/elusione fiscale, avrebbe in capo l’onere della prova – prima di portare al patibolo un contribuente. Invece in questi meccanismi perversi c’è l’inversione dell’onere della prova, ovvero è l’utente, finito sotto la lente d’ingrandimento dei controlli, a dover dimostrare la congruità tra reddito e spese.

Una coercizione ed una violenza delle libertà individuali foraggiata dalla sempre più indispensabile intermediazione bancaria. Tra commissioni, adempimenti, obblighi burocratici, per non parlare della chiusura unilaterale del conto corrente. Pratica usata ed in alcuni casi abusata, che porterebbe a fine certa (economica) un imprenditore, un professionista, un lavoratore, all’improvviso impossibilitato ad operare nella società.

Bastano anche delle indagini della GDF o della Magistratura, per far sopraggiungere a casa una raccomandata che ti avvisa in 15 giorni dell’estinzione del rapporto. Ma in questo Paese non si è innocenti sino a sentenza passata in giudicato? E i danni provocati in caso d’innocenza, non sarebbero sempre più devastanti? Domande che una civiltà giuridica e sociale garantista, dovrebbe porsi.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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