Da pochi giorni è uscito un libro interessante “Dossier 5G” di un autore intrigante, specializzato in quella che viene definita controinformazione. I suoi precedenti lavori sono conosciuti anche all’estero e hanno venduto migliaia di copie, il suo nome è Marco Pizzuti. Ex ufficiale dell’esercito laureato in legge; ha lavorato presso le più prestigiose istituzioni dello Stato (Camera dei deputati, Senato della Repubblica e Consiglio di Stato). Tra i suoi saggi precedenti ricordiamo: “Scoperte mediche non autorizzate. Le cure proibite osteggiate dalle multinazionali del farmaco” 2019, “Criptocrazia non autorizzata. Dark web, bitcoin, profiling illegale e le nuove frontiere della schiavitù digitale” 2018, “Evoluzione non autorizzata. Dall’uomo 2.0 alla matrice universale della coscienza”. Adesso arriva “Dossier 5G”.
In passato ho scritto molto di tecnologia e diritti umani e trovo l’argomento molto interessante, specialmente alla luce di una domanda fondamentale che dopo tanti studi e approfondimenti mi sono trovato a confrontare: A chi serve il 5G? Allo stato attuale delle cose, la stragrande maggioranza delle persone con in mano uno smart phone usa una porzione ridottissima di applicazioni e “l’internet delle cose” come viene chiamato il 5G è un ennesimo salto, molti sostengono, nel vuoto. Stando ai fatti però e non volendo fare allarmismi il nostro interesse deve essere quello di comprendere, perché la prima cosa per poter discernere è sapere.
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In questo libro ben scritto e ricco di informazioni come del resto gli altri saggi di Pizzuti, una cosa appare chiara, c’è ancora tanto da studiare e da comprendere su questa tecnologia e la pressione esercitata dalle multinazionali per il suo imminente utilizzo è tutt’altro che rassicurante. C’è da chiarire subito che se l’attuale infrastruttura (rete dati) presenta delle falle e delle lacune su cui ancora si sta lavorando sia in campo tecnico che legislativo il 5G ci espone a nuovi rischi ci confronta con nuovi problemi. Tanto per cominciare il 5G è la tecnologia che può garantire il controllo individuale e collettivo, trasformandosi nella versione contemporanea del Grande Fratello di George Orwell. Inoltre, l’impatto che questo sistema potrebbe avere sulla salute è stato evidenziato dal premio Nobel per la medicina Luc Montagnier, che ha persino avanzato il sospetto che l’epidemia di Coronavirus sia esplosa a Wuhan proprio perché si tratta della “smart city” 5G per eccellenza, con oltre 60.000 antenne a onde millimetriche già attive. Secondo la sua controversa tesi infatti, l’esposizione al 5G può avere indebolito le difese immunitarie. Molti sono comunque gli scienziati che denunciano la trasmissione delle onde del 5G come un pericolo per il nostro organismo e l’intero ecosistema. “Dossier 5G” affronta anche le questioni di sicurezza tecnologica e strategica: come può uno Stato assicurarsi che i big data generati dal 5G dei suoi cittadini non finiscano in mano a potenze straniere, gruppi terroristici o male intenzionati? (Ipotesi per nulla remota, lo vediamo accadere molto di frequente) La questione è già ampliamente dibattuta allo stato attuale delle cose, e non mancano di certo i casi tanto che la Cybersecurity è uno degli argomenti “caldi”. Dunque, vogliate o no dare giudizi, che vi sembrino o no plausibili le teorie, se volete parlare e argomentare sul comportamento delle istituzioni e comprendere quali siano possibili scenari futuribili, questo libro sembra essere un buon punto di partenza.




















