L’ISTAT certifica l’anno nero dell’economia per il 2020, con i caduti da COVID-19 che rischiano di essere uno sfracello per il Paese. Fino a fine dicembre più di un terzo delle imprese rischia la chiusura, con il coinvolgimento di quasi 4 milioni di impiegati:
“L’impatto della crisi sulle imprese è stato di intensità e rapidità straordinarie, determinando seri rischi per la sopravvivenza: il 38,8% delle imprese italiane (pari al 28,8% dell’occupazione, circa 3,6 milioni di addetti) ha denunciato l’esistenza di fattori economici e organizzativi che ne mettono a rischio la sopravvivenza nel corso dell’anno”.
Tra le micro-imprese il pericolo più alto di chiusura (40,6%) e le piccole (33,5%), ma non vengono risparmiate nemmeno le medie imprese (22,4%) e le grandi (18,8%). Il settore delle PMI, quello che dà l’ossatura all’Italia, potrebbe portare effetti negativi a catena devastanti.
Strage nel mondo del turismo, 6 alberghi e ristoranti su 10 non ce la farebbero, e da soli metterebbero a repentaglio 800mila posti di lavoro. Sport, cultura, intrattenimento, alloggi, tutti in ginocchio davanti alla pandemia.
È evidente come portare avanti una lotta serrata al contante, oppure non rinviare le scadenze del 20 luglio per quel che concerne gli adempimenti fiscali IVA, IRES, IRPEF, ecc., non aiuterà un tessuto economico già fortemente sotto stress, che annaspa per una generalizzata flessione dei consumi.
O, anche in presenza di ritmi stabili, vi sono i mesi delle chiusure che non potranno essere riassorbiti, specialmente nei segmenti dei beni non durevoli.











