Lo studio del sistema immunitario svolge un ruolo cruciale per la comprensione degli effetti del Covid-19 sull’uomo e quindi sulla realizzazione del vaccino. La ricerca scientifica ha compiuto enormi passi avanti dimostrando di essere indispensabile nel prevenire ulteriori eventi che possano mettere in serio pericolo la salute delle persone. Tuttavia molte sono le criticità emerse durante l’emergenza coronavirus come la scarsa continuità che esiste tra ricerca scientifica e supporto della politica o la necessità di maggiori investimenti a lungo termine in favore dello sviluppo scientifico.
Antonella Viola, immunologa, direttrice scientifica di ricerca pediatrica alla Fondazione Città della Speranza di Padova e membro della task force sanitaria della Regione Puglia, fornisce un quadro di analisi fra Covid-19 e sistema immunitario e illustra l’importanza di incentivare la ricerca scientifica nel nostro paese.
Quanto è importante mettere al centro dello studio del Covid 19 il sistema immunitario?
“È fondamentale, perché il sistema immunitario è quello che fa la differenza tra la protezione e la malattia. Nei pazienti in grado di bloccare la replicazione del virus attraverso una risposta immunitaria protettiva, Covid-19 si manifesta con sintomi lievi o si presenta in forma del tutto asintomatica. Invece, nei pazienti più gravi, il sistema immunitario si attiva in maniera deregolata, diventando esso stesso causa di danno ai polmoni e agli altri organi”.
Per avere un quadro definito dell’interazione fra virus e sistema immunitario, quali sono i metodi di studio?
“Ce ne sono diversi: alcuni gruppi stanno analizzando le molecole prodotte nei pazienti, o le componenti cellulari che entrano in gioco. Altri approcci si basano su studi di laboratorio, anche se è difficile che nelle provette si riesca a ricostituire la complessità di ciò che accade nei pazienti. Non esistono al momento modelli animali completi per studiare queste interazioni. Per quanto riguarda la risposta immunitaria nei pazienti, l’analisi delle singole cellule del sistema immunitario così come dei profili delle singole citochine potrà dare presto risposte importanti”.
Ci sono delle varianti genetiche che possono determinare una maggiore suscettibilità al Covid-19?
“È presto per dirlo. Ci sono stati degli studi che hanno mostrato delle associazioni genetiche tra alcuni cluster di geni e la suscettibilità a Covid 19. Ma comprendere il reale significato di queste associazioni non è semplice. Ci sono poi delle descrizioni di specifiche varianti che potrebbero conferire maggiore o minore rischio di complicazioni ma per il momento l’associazione più forte è con età avanzata e presenza di co-morbidità, prime tra tutte ipertensione, patologie cardiovascolari, diabete”.
Da cosa dipende l’alto livello di carica virale ?
“Allora, quando sentiamo parlare di carica virale del SARS-CoV-2 dobbiamo tenere in mente che ci si riferisce ai risultati di laboratorio ottenuti effettuando i tamponi. Praticamente si dice che un paziente ha un’alta carica virale se ha abbondante RNA virale nel suo tampone, identificabile quindi facilmente attraverso il test in laboratorio. Questo dipende da molti fattori: prima di tutto dallo stadio dell’infezione, perché la carica virale è maggiore all’inizio e poi lentamente decade; poi dalla risposta del paziente, cioè dalla sua capacità di limitare la replicazione del virus; infine dalla capacità del virus stesso di replicarsi efficacemente. Ma per paragonare la carica virale bisogna non solo standardizzare i metodi diagnostici, ma anche confrontare pazienti nello stesso stadio dell’infezione perché la carica virale di pazienti positivi da pochi giorni è molto diversa da quella dei pazienti convalescenti”
Cosa ne pensa degli anticorpi come possibile prevenzione prima del vaccino?
“Gli anticorpi potrebbero offrire uno strumento per combattere Covid-19 in attesa del vaccino. È un approccio ben noto in medicina ed utilizzato anche in passato per altre infezioni. Mentre il vaccino stimola la produzione di anticorpi (e non solo) in chi lo riceve, quindi attiva il sistema immunitario, il trasferimento passivo degli anticorpi induce una protezione transiente ma che può essere efficace. Possono quindi essere utilizzati per curare alcuni pazienti critici o in alcuni gruppi di persone a rischio, per evitare il contagio. Tuttavia vista la grande accelerazione sui vaccini, è possibile che questi arrivino in tempi così rapidi da rendere inutili gli anticorpi. D’altro canto, se il vaccino dovesse tardare, avere uno strumento in più potrebbe essere molto utile”.
Si afferma che il virus si sia indebolito. Lei pensa sia giusta come definizione?
“La Puglia – e il Sud in generale – è stata risparmiata dalla pandemia. Le misure di lockdown hanno evitato che il virus si diffondesse e di fatto ridotto drasticamente il numero di persone positive in tutto il paese. Il virus non è però cambiato: è sempre attivo e non c’è nessuna evidenza di una sua mutazione in senso di indebolimento. Le misure di contenimento hanno funzionato, così come stanno funzionando le mascherine e le regole che ancora utilizziamo. Il fatto che sia estate può avere un ruolo, in quanto sappiamo che il contagio avviene quasi essenzialmente in luoghi chiusi ed è possibile che il caldo e il sole limitino la sopravvivenza del virus o la sua replicazione, ma quello che sta accadendo intorno a noi ci dice chiaramente che non ne siamo fuori. Nel mondo la situazione va peggiorando e negli ultimi giorni si stanno sviluppando diversi focolai anche in Italia. Bisogna continuare a stare attenti, il rischio non è scongiurato”.
Saremo pronti, quindi, ad affrontare una nuova ondata?
“Come dicevo nel mondo la situazione è molto preoccupante. E anche in Italia ci sono segnali di ripresa delle infezioni. Nulla di drammatico per il momento da noi, ma abbastanza allarmante da ricordarci di mantenere alta l’attenzione. La seconda ondata va assolutamente evitata: dobbiamo puntare ad uno scenario in cui i nuovi focolai (che ci saranno) devono essere tempestivamente identificati e isolati. Per farlo bisogna lavorare su due fronti, compatti: le istituzioni con il controllo del territorio (tamponi e tracciamento dei contatti) e i cittadini con il rispetto delle regole. Bisogna spiegare alle persone che è necessario continuare a usare le mascherine, mantenere il distanziamento fisico, evitare i luoghi affollato. Se passa la narrazione che non c’è più pericolo la seconda ondata arriverà di certo. E non possiamo permetterlo. Per proteggere l’economia dobbiamo abituarci a questa nuova “normalità””.
La ricerca scientifica è fondamentale per lo studio del virus e nella ricerca del vaccino. Quanto è importante in questo momento investire nello sviluppo della ricerca?
“Ci siamo tutti resi conto improvvisamente di quanto il nostro fragile mondo dipenda dalla scienza; abbiamo visto per un momento cosa sarebbe un mondo senza ricerca: niente farmaci, niente vaccini, nessuna cura per i pazienti gravi. Ma abbiamo anche assistito a qualcosa di unico: tutto il mondo scientifico si è mobilitato per trovare soluzioni rapide e se davvero il vaccino arriverà il prossimo anno le assicuro che avremo assistito ad una grandissima impresa scientifica. Ma non possiamo rivolgerci alla ricerca solo quando siamo in emergenza: bisogna prevenire i disastri e questo è possibile solo attraverso una più stretta collaborazione tra scienza e politica. Ci sono diversi pericoli dietro l’angolo: nuovi virus, la resistenza dei batteri agli antibiotici, il riscaldamento globale sono solo alcuni degli urgentissimi temi da affrontare. Per farlo bisogna prima di tutto investire di più: serve un piano di sviluppo su tutto il territorio, servono tecnologie abilitanti, centri di ricerca dedicati a questi temi. Tutte le forze positive devono votarsi a questa impresa: il pubblico da una parte ma anche il privato, che può avere un ruolo essenziale per lo sviluppo scientifico del paese. E serve la ricerca di base, serve la visione a lungo termine, serve far rinascere la cultura scientifica del paese: solo guardando lontano potremo vivere serenamente il presente”.











