La direttrice del laboratorio di microbiologia dell’ospedale Sacco di Milano, Maria Rita Gismondo, su Il Fatto fa emergere le sue perplessità circa le ultime stringenti decisioni del Ministro Speranza sulla movida e sull’obbligo di utilizzare la mascherina all’aperto:
“Mi sono sforzata a trovarne una giustificazione: mission impossible. Abbiamo un virus da spiaggia, uno da ristorazione, uno da volo aereo, adesso anche uno notturno? Il provvedimento non solo è assurdo, ma è anche fuorviante. Dalle 6 del mattino alle 18 possiamo stare tranquillamente in assembramenti senza mascherina?”
Non solo, per la virologa il rischio di chiudere i locali pubblici (controllati), per lasciarsi andare a feste private ed assembramenti di altra natura, potrebbe addirittura sortire l’effetto inverso a quello sperato:
“Invito a focalizzare l’attenzione sullo scopo preventivo-sanitario del provvedimento. Credo che, se non si procede con la responsabilizzazione e l’educazione, soprattutto per i giovani, si fallisca inesorabilmente. Fatta la legge, trovato l’inganno. Un provvedimento così drastico, che li colpisce direttamente, rischia di stimolare una reazione di sfida. I ragazzi continuano a riunirsi privatamente (è legale), creando assembramenti molto più importanti di quelli nelle discoteche, dove, peraltro, c’è un certo controllo.”
Conclude la sua riflessione la virologa: “Mi chiedo se chi ha consigliato al ministro Speranza di introdurre questa misura abbia preso in considerazione una serie di fattori non trascurabili.”











