Tenet, nelle sale si svela la trama del film di Christoper Nolan

Scrivere di “Tenet” evitando qualsiasi spoiler è un dovere morale, oltre che abbastanza facile. Perché, come quasi tutte le pellicole di Christopher Nolan, servono almeno altre dieci visioni della pellicola per comprendere quale sia la funzione di ogni singolo ingranaggio della storia. Vero è che, alla fine, le cose appaiono maggiormente comprensibili anche ai profani nel campo della fisica quantistica e altre cosucce leggere del genere, rispetto a “Interstellar” o “Inception” ma non illudetevi: quando le luci in sala si accenderanno rientrerete nel classico loop mentale Nolaniano.

Ma non siamo al cospetto dello strombazzato blockbuster che cambia il cinema in modo definitivo, purtroppo. Anzi, forse Tenet è il film meno riuscito del cineasta britannico (leggi: comunque un film al di sopra della media di almeno il 70% di qualsiasi altra pellicola degli ultimi venti anni). Tecnicamente ineccepibile ma freddo, a tratti troppo veloce e senza un’anima.

Da mesi si rincorrevano teorie sulla trama, alimentate anche dal mistero più fitto che ha avvolto tutta la produzione e dalle frasi sibilline dei protagonisti. Fortunatamente, Tenet non è il sequel o il prequel di Inception, anzi.

Qui la fantasia non si spinge fino al poter entrare nel subconscio e alterarlo durante il sogno, bensì qualsiasi concetto espresso ha una sorta di fondamento scientifico. Volendo trovare una similitudine, viene da pensare che il concetto di Interstellar viene esasperato (stop, no spoiler!).

E qui Nolan ha gioco facile perché il giocare con la scomposizione e la sovrapposizione degli eventi del e nel tempo è la sua passione, cosa che gli è riuscita nel modo più elegante con Dunkirk, forse il suo capolavoro. Dalla seconda guerra mondiale siamo passati a qualcosa di molto peggio, un evento che va oltre qualsiasi immaginazione e che mette in pericolo l’intera umanità.

Il Protagonista, volutamente maiuscolo e volutamente senza nome, è un agente segreto che dovrà sventare questa minaccia con l’aiuto di un collega che si muove sul filo dell’ambiguità, lottando contro un miliardario pazzo, pericoloso, violento e deciso a raggiungere il suo scopo.

Questa è la trama e se ci vedete un film di James Bond, Ethan Hunt o Jason Burne… avete visto bene. Tenet è un enorme calderone di generi, dalla spy story al film di fantascienza, all’action movie al film sentimentale, tutto mescolato senza una rigorosa ricetta, risultando molte volte deconcentrante e (anatema!) stucchevole.

E’ proprio qui, nella sceneggiatura, che il film è un mezzo fallimento rispetto le aspettative. A cominciare dal personaggio di Elizabeth Debicki, Kat, moglie del villain e stretta nel suo pugno, ricattata per non perdere la possibilità di rivedere il loro figlio (si, avete letto bene: praticamente la Debicki rifà pari pari la parte di The night manager, interpretazione contrita inclusa…).

L’amore di una mamma non si discute, ma sfugge il senso del fare di tutto per non perdere qualcuno quando sta per finire tutta l’umanità.

Il Protagonista è John David Washington, figlio di Denzel, e condivide col padre la muscolarità ma solo quella. Per tutto il tempo si muove inespressivo anche se dovrebbe essere quello che ci sta capendo di meno come per sua stessa ammissione. Non lo aiutano di certo i dialoghi che, quando non sono dedicati allo spiegare come OMISSIS per poi OMISSIS, sembrano quasi buttati lì per far passare il tempo. Per fortuna Kennet Branagh è Kennet Branagh e il suo cattivo, Sator, è a tratti terrificante quanto psicopatico, mentre la vera sorpresa è Robert Pattinson che sembra aver finalmente superato il pallore di Twilight per confermare di essere anche un bravo attore, come aveva già dimostrato ampliamente in The Lighthouse con Willem Dafoe.

Ma Tenet è principalmente un monumentale film d’azione e, da questo punto di vista, Nolan non si è risparmiato. La sua regia è incredibile, asciutta, maestosa, iperbolica. Qualsiasi dettaglio utile a tentare di risolvere il rompicapo è lì davanti i nostri occhi ma noi “non guardiamo da vicino” per citare The Prestige. Le scene d’azione, tutte senza ICG, sono quanto di meglio ci si possa aspettare da un film del genere e, nei momenti in cui l’inversione temporale entra in scena, la gioia per gli occhi dello spettatore è incommensurabile. Un montaggio frenetico e una colonna sonora che vincerà l’Oscar (segnatevelo) completano il lato tecnico che è assolutamente il motivo principale per correre al cinema.

Non è un capolavoro, non è qualcosa di indimenticabile. Ma di questi tempi è il modo migliore per provare a tornare alla normalità, sedersi in una sala e aspettare che si spengano le luci.

E se, alla fine, rimarrete con tanti dubbi, ricordatevi la frase memorabile del Protagonista che prova a comprendere cosa diamine gli stia accadendo: “È come pisciare controvento”.

Banner donazioni