La cultura deve ripartire, perché di cultura si mangia, questo è il messaggio con cui si apre lo spettacolo di danza e musica “L’acqua che tocchi. Leonardo: il labirinto magnifico”, messo in scena ieri, nell’anfiteatro romano di Lucera, dalla compagnia di danza ResExtensa Dance Company. Il progetto, diretto e coreografato da Elisa Barucchieri, con i testi di Selene Favuzzi e la regia Gianpiero Francese, rappresenta un’importante scommessa per rivalorizzare la danza acrobatica, spesso poco sostenuta, con un importante spettacolo sold out, realizzato in pochissimo tempo tra le tante difficoltà dovute dall’emergenza.
Al centro della scena, tra musica, danze, acrobazie, luci ed effetti speciali, la creatività leonardiana e la sua intrinseca conoscenza, intesa da lui stesso come dono della natura, dell’emozione umana, ma anche del corpo, del tempo e delle relazioni. Un omaggio non solo al grande genio rinascimentale, ma anche un messaggio per non dimenticarsi, soprattutto in questo periodo di distanziamento sociale, che la conoscenza è un ponte importante per costruire relazioni, di cui non possiamo farne a meno.
Elisa, parlami di questo importante progetto che hai coreografato
“Per me questo progetto è importante per due aspetti: uno è quello aulico e creativo, la bellezza di mettere in scena questo spettacolo, in un posto magico come l’anfiteatro romano di Lucera, in poco tempo e con pochissimi fondi. Il secondo aspetto è ripartire, per noi è difficile fare questo lavoro, perché la nostra vita è basata sul fatto di far respirare gli altri, soprattutto ora che respirare è diventato pericoloso. Inoltre questo spettacolo è stata un’occasione per cercare di rendere omaggio a Leonardo da Vinci, senza essere didascalici o didattici, ma cercando nei labirinti della sua mente. Ce l’abbiamo messa tutta!”
Come è nata l’idea di questo progetto?
“L’idea è nata perché era nell’aria l’interesse per Leonardo, ma grazie anche all’incontro con l’associazione opera di Gianpiero Francese. Ad entrambi ci piace molto creare questi grandi spettacoli articolati che in Italia si fanno pochissimo sia perché c’è poco sostegno sia perché c’è una continua lotta per andare in scena .
L’idea è venuta naturale, questa sinergia dell’acqua che tocchi, della vita che scorre. Durante il lockdown ci siamo trovati in una situazione in cui tutto ciò che era in programma è saltato, non si potevano più toccare le persone, si rischia adesso anche con un abbraccio. Per questo più che mai abbiamo compreso l’importanza delle relazioni, senza queste il resto è irrilevante”
Da un punto di vista tecnico che nome hanno le danze che sono state messe in scena?
“Ciò che abbiamo visto sono i passi della Bassa danza Lauro, una danza con i passi veri del rinascimento, il resto è coreografia contemporanea messa in scena grazie anche con l’aiuto dei miei assistenti”
Cosa significa per lei aver realizzato un sold out dopo un grande periodo di stallo per il settore dello spettacolo?
“Questa vittoria mi incoraggia ad andare avanti, vale la pena per tutte le nottate perse a pensare alle cose da risolvere. Vale la pena per la fatica, l’investimento e soprattutto per smuovere le tante persone che hanno collaborato a questo importante progetto. In Italia la situazione è drammatica e questo noi artisti non lo meritiamo, non abbiamo un vero e proprio sostegno, facciamo fatica per arrivare a realizzare un progetto e, molto spesso, lavoriamo il triplo in tante situazioni. In questo progetto siamo più di 30 persone e non c’è nessuno che non sia stato sostenuto. Si mangia di cultura e si mangia pure bene, se viene sostenuta con i fondi giusti. Abbiamo realizzato questo evento in una settimana, con gli attori ed è stata una scommessa in quanto avremmo potuto, a causa della pandemia, mettere in scena un vecchio spettacolo e invece abbiamo osato. Purtroppo non c’è una mentalità tale da valorizzare la nuova drammaturgia, ma ora che questo progetto è nato vogliamo continuare a crederci e a lavorarci sopra”.






















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