Nel suo libro, forse il suo testo più importante che Bill Bryson abbia scritto, lo scrittore affronta la sua sfida più grande: capire – e, se possibile, rispondere, e dunque spiegare – le domande più antiche e grandi che abbiamo posto sull’universo e su noi stessi. Prendendo come territorio tutto, dal Big Bang all’ascesa della civiltà, Bryson cerca di capire come siamo passati dal non esserci affatto al nostro essere noi.
Un libro non proprio nuovo, ma affascinante e divertente “la breve storia di quasi tutto” un testo di divulgazione scientifica ricco di spunti che ha la peculiare capacità di far emergere nel rispetto delle scoperte e dell’universo circostante un nostro (come esseri e specie) posto spazio/temporale. Attraverso questo testo si ha la netta sensazione delle varie culture e uomini che si sono guadagnati un posto nell’evoluzione, di quanto sia andato perso e poi riscoperto, in un movimento culturale e di ricerca e scoperte che si insegue, ritira sovrappone come le onde sul bagnasciuga. Alle volte si potrebbe credere che il processo di “evoluzione culturale” sia in qualche modo pragmatico, che segua un “fil rouge”, una pacifica contaminazione delle idee migliori e condivisione delle scoperte e scienze, nulla di più lontano dalla realtà. Interessante è anche vedere come la nostra società detta “dell’informazione” debba le sue peculiarità a precise caratteristiche biologiche sviluppatesi per poter resistere e nutrirsi e svilupparsi in un ambiente che per altri è mortale e spesso le è stato anche per lei obbligandola a drastici cambiamenti.
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La stessa idea con cui parte la narrazione di Bil Bryson che l’uomo altro non è che un agglomerato di miliardi di atomi inanimati è sconvolgente. Siamo costituiti ha infinitesimali particelle che hanno la caratteristica di vivere per milioni di anni, di assemblarsi e di collaborare dando forma alla vita e poi come si erano unite di prendere strade diverse mettendo fine ai nostri sogni e speranze. La bellezza di questo testo sta non nella sua parte scientifica che viene comunque tratta in maniera da non diventare troppo complessa ma proprio nello spirito con cui Bryson diverte il lettore e lo sorprende mantenendo sempre vivo l’interesse. Spesso la miopia delle persone e il voler creare teorie e leggi a dato origine a paradossali concezioni alcune delle quali sono state di gran moda dibattute e difese malgrado la loro totale infondatezza. Negli ultimi decenni poi con la globalizzazione e le ragioni economiche di controllo e sviluppo, la scienza e la cultura sono spesso cadute vittime di manipolazione e sono state usate e abusate come armi se non di coercizione diretta certamente di influenza economica. Difficile non rimanere affascinati, non sentirsi alla fine di questa lettura parte di un mondo forse meno ordinato e razionale ma sicuramente incredibilmente affascinante.










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