L’Italia è una terra geologicamentre molto fragile, e le cronache proprio di questi giorni ne sottolineano il dramma di un territorio troppo spesso abbandonato a se stesso, senza manutenzione e che in caso di forti pioggie e temporali, sempre più frequenti, spesso vere e proprie bombe d’acqua, esplode in tutta la sua terribile e devastanza forza.
Portando morti, distruzioni e devastazione sul territorio. E’ capitato ovunque, da nord a sud, e purtroppo capiterà ancora. Non sappiamo dove e quando, ma ricapiterà.
Sulla questione è intervenuto Ruggiero Quarto, senatore del M5S, che ha diffuso le sue osservazioni sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in discussione in questi giorni in Senato.
Carissimi, ci dicono che in questi giorni l’Italia viene devastata dal maltempo, che causa distruzione, morti e feriti. Ebbene non è così! Non è il maltempo a causare la catastrofe, che mi rattrista profondamente.
Il disastro deriva da una sconsiderata gestione di un territorio di per sé geologicamente fragile: insufficiente conoscenza delle sue caratteristiche idrogeologiche; uso/abuso di suolo; occupazione edilizia di golene e alvei fluviali, litorali, versanti instabili; infrastrutture inadeguate e impattanti; abbandono dell’ambiente montano; disboscamenti.
Occorre un forte impulso, con cospicui finanziamenti, per mitigare i rischi naturali. Il lodevole piano contro il dissesto idrogeologico approvato nel febbraio 2019 va potenziato e realizzato, così come occorre implementare e rendere strutturale il progetto GARG (Cartografia Geologica), riattivato, anche se al minimo, nell’ultima legge di bilancio, dopo una inspiegabile stasi di 20 anni. Solo una giusta conoscenza può permetterci un’adeguata protezione. Mai, come in tal caso, si può davvero dire che la “Conoscenza” può salvarci la “Vita”.
In questi giorni si sta discutendo in senato l’atto n.572: “Proposta di Linee guida per la definizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)”.
È questa una straordinaria, unica, occasione per mettere in campo interventi strutturali per la sicurezza del territorio e per la salvaguardia dei manufatti e della vita della comunità italiana, tramite il Recovery Fund di ben 209 miliardi di euro.
Convinto di ciò, in Commissione, a tal riguardo, ho ufficialmente prodotto le seguenti osservazioni:
“Si osserva che per il PNRR debba essere contemplata la necessità di un piano straordinario pluriennale per la sicurezza del territorio per ciò che concerne i rischi naturali, implementando e ricalibrando gli interventi in atto.
In particolare occorrerebbe:
- una dettagliata conoscenza digitalizzata del territorio, utile per ogni intervento razionale su di esso, con particolare riguardo alle caratteristiche geologico-strutturali, idrogeologiche, geofisiche e sismogenetiche del sottosuolo, anche in ambito marino, date le caratteristiche fisiografiche dell’Italia;
- la messa in sicurezza del patrimonio edilizio italiano, pubblico e privato, e di tutte le infrastrutture civili, in prospettiva sismica;
- la realizzazione delle opere di difesa dal dissesto idrogeologico, sempre più incipiente, a causa della trascuratezza e cattivo uso/abuso del territorio, dell’abbandono delle aree montane e dei sempre più frequenti e intensi fenomeni meteo-climatici causati dal cambiamento climatico in atto.
Tale necessità deriva dall’elevato rischio sismico ed idrogeologico nazionale, dovuto alla eccezionale fragilità e pericolosità fisica del nostro territorio, alla grande vulnerabilità del costruito e alla notevole presenza umana.
Inoltre, nell’A.S. n.572 e nelle linee guida europee per la Recovery and Resilience Facility, ben si sottolinea la necessità di rafforzare la sicurezza e la resilienza del Paese a fronte di calamità naturali, anche per garantire la sostenibilità della finanza pubblica che ad ogni grave evento naturale deve impegnare impreviste ingenti risorse economiche (ogni grande terremoto, che statisticamente si verifica circa ogni cinque anni, costa 10-20 miliardi di euro). L’effetto moltiplicatore di tale investimento è notevole”.
Se non si interviene decisamente ora, le nostre lacrime per le continue “catastrofi naturali” assomiglieranno a quelle dei coccodrilli.











