Leggere non è solo un’opportunità è una passione, un atto di fede, verso il testo ma soprattutto verso chi lo scrive. Ecco il perché dell’affezionarsi a certe inflessioni, stilemi, rappresentazioni e metodi. Al di là dei generi che sicuramente esercitano un certo fascino, gli autori sanno spesso rassicurarci e dunque predisporci.
Oggi affrontiamo un personaggio storico che ha incendiato gli animi, sconvolto le nazioni, vissuto un “vivere inimitabile”, difficilmente nella storia troviamo un uomo che ha destato altrettante emozioni così contrastanti e intense, né attirato tanta ammirazione, paura e disprezzo, Napoleone Bonaparte rimane nel tempio degli “Dei” e la sua biografia una pietra miliare per la comprensione dell’Europa e della civilizzazione occidentale. Attraverso una ricca documentazione e un racconto fluido ma denso lo storico Herbert Fisher regala un ritratto emozionante, struggente, grandioso. Fisher si occupò di dell’età napoleonica con vari lavori, di ricerca archivistica quanto e di sintesi interpretativa, che gli conferirono un giusto prestigio internazionale.
Fisher non si lasciò prendere dal pregiudizio inglese, consapevole di trovarsi davanti al «più grande conquistatore e condottiero dei tempi moderni» benché l’imperatore dei francesi fosse nemico storico della Gran Bretagna e che gran parte della storiografia d’oltre manica lo ritraesse unicamente come un mostro. Nel seguire l’impianto temporale del libro non si può non rimanere affascinati dal sintetico racconto che sa regalare attraverso pochi ma precisi ed efficaci dettagli una visione profonda di Bonaparte. La vita di Napoleone è già di per sé un turbinio di eventi incredibili che agitano le masse e gli imperi di un’Europa travolta da potenti cambiamenti. Senza dubbio Napoleone è uno stoico, che fa del “problema” il mezzo attraverso cui procedere, a tratti la sua ingenuità tradirà le sue indiscusse doti e lo trascinerà in confronti che finiranno con logorarlo e distruggerlo. Fisher in un passaggio scrive “…forse Napoleone avrebbe dovuto trovare una fine gloriosa a Waterloo combattendo alla testa dei suoi uomini”. In queste romantiche parole troviamo l’indulgenza di un Fisher il cui giudizio alla fine non può che essere inclemente, come del resto la fine del nostro eroe che una volta perso tutto ricovera in seno al suo più odiato nemico che lo esilia nella più dannata delle isole: Sant’Elena. Un personaggio ed un libro che regalano momenti di passione, di riflessione, di esaltazione dello spirito umano e di disperazione al cospetto di tanta violenza, non curanza, sofferenza. Le parole del generale Arthur Wellesley, duca di Wellington bene riassumono i suoi sentimenti dopo la vittoria di Waterloo: Mi sento uno sciagurato anche nel momento della vittoria, e sempre sostengo che, dopo una battaglia perduta, la più grande iattura umana è una battaglia vinta. Malgrado i tanti scritti che affollano il periodo storico e in particolare la figura di Napoleone Bonaparte, la biografia di Fisher del 1913 edita da Castelvecchi in Italia è da preferire.




















