Si è conclusa qualche giorno fa su Rai 1 la prima edizione di “The Voice Senior”, un reality che ha ricalcato la formula di “The Voice of Italy” degli scorsi anni con una originale variante: non più giovani concorrenti in gara, ma ultrasessantenni. Una sfida e un rischio che gli organizzatori hanno accettato di buon grado. Il successo è arrivato grazie alla preparazione dei partecipanti, circa una quarantina all’inizio, alla simpatia e al mestiere di Antonella Clerici che ha condotto le 5 puntate della trasmissione, e alla competenza venata di ironia dei quattro giudici/coach: Loredana Bertè, Gigi D’Alessio, Clementino e Albano accompagnato dalla figlia Jasmine.
Il regolamento del reality è sottilmente perfido, mi si passi il termine, nella più benevola accezione: infatti i coach devono in un primo momento bisticciare per accaparrarsi i concorrenti migliori e convincerli ad entrare nel loro team, ma poi vengono indotti a fare una selezione fra di essi fino a tenerne due per la finale. A quel punto è poi il pubblico da casa a decidere il vincitore, al quale viene finanziata l’incisione di un disco. Fra i partecipanti, tutti più o meno titolati e con esperienze lavorative nel mondo musicale, si è messo particolarmente in luce un barese doc, Michele Lapenna, che, oltre che un eccellente cantante, ha mostrato di essere anche un bel personaggio.
Lapenna (classe 1950) comincia a suonare chitarra da ragazzino, ma con la mente rivolta sempre alle percussioni. Negli anni ’60 forma “The Stars”, tipico gruppo in stile pop, rock, underground. Nel 1970 entra nelle Ferrovie dello Stato, dove diventa capotreno, e abbandona (ma mai del tutto) la musica. Arriviamo al 2000 quando accetta l’invito ad entrare nel gruppo gospel dei “Black and Blues” di Amelia Milella: a lui tocca la parte del basso//baritono. E’ la realizzazione del sogno che coltiva da piccolo, quando in tv ammirava i “4 più 4” di Nora Orlandi: quello di entrare in un coro e avere la possibilità di cantare più a lungo di un solista. I “”Black and Blues” acquistano molta notorietà in Puglia, e nel 2010 approdano in TV alla corte di Milly Carlucci nella trasmissione “24mila voci”.
Ora che Michele è in pensione, abbiamo pensato di scambiare due chiacchiere con lui.
Che senso ha mettersi in gioco in un reality a 70 anni?
“E’ esatto dire “gioco”! Infatti a spingermi non è stata voglia di competere e primeggiare a tutti i costi, ma soprattutto la volontà di contribuire a fare spettacolo, essere protagonista per pochi minuti e trasmettere emozioni. E poi immaginavo che avrei incontrato non solo dilettanti, ma anche artisti di consumata esperienza con i quali mi sarei amichevolmente confrontato.”
Infatti, tra gli altri, c’erano Giulio Todrani, papà di Giorgia, Erminio Sinni che partecipò al Festival di Sanremo negli anni ’90, Alan Farrington, cantante inglese trapiantato in Italia, Marco Guerzoni, una delle voci di “Notre Dame” di Cocciante.
Hai cantato “Diavolo in me” di Zucchero: hai una voce impostata sulla tonalità di Joe Cocker e dei tuoi amati Blues Brothers. Come mai sei finito nella squadra di Clementino che è un rapper?
“Nella mia esperienza ho provato qualche volta anche a cantare rap, e ho scoperto che è un genere godibile, non tanto alieno dagli altri stili. Sotto sotto è legato a quel percussionismo ritmico che ho sempre prediletto.”
Sei stato elogiato da tutti i coach per la tua energia. Ma dove la trovi?
“Quando faccio qualcosa in cui credo fermamente l’energia viene fuori da sola. Se il pezzo mi stimola e lo sento mio trovo subito la carica giusta.”
Sei stato tu a scegliere le tue canzoni?
“Non proprio: ci si metteva d’accordo con i coach e gli organizzatori basandosi anche su una rosa di proposte del repertorio personale. Mi sarebbe piaciuto cantare “Somebody to Love” dei Queen, ma è stata messa da parte, probabilmente per la finale nel caso ci fossi arrivato.”
Invece non è andata così, dopo aver cantato “Corazon Espinado” dei Santana sei statoneliminato. Come hai preso il verdetto di Clementino?
“Veramente sono rimasto un po’ sorpreso: dopo la mia esibizione avevo avuto elogi da tutti i coach, compreso il mio. Poi all’improvviso Clementino, scherzando come suo solito e tergiversando, ha optato per Alan Farrington. Giudizio inappellabile e sostanzialmente giusto che non ha scalfito minimamente stima e amicizia nei confronti di nessuno. Ci mancherebbe!”
Quindi giudichi positiva questa esperienza?
“Assolutamente sì! Posso ritenermi pienamente soddisfatto. Ho ricevuto molti consensi e manifestazioni di stima. In particolare voglio sottolineare l’impegno e gli sforzi di tutti gli organizzatori per come è stata allestita la kermesse, superando difficoltà e limitazioni. Inoltre ho avuto l’opportunità di allacciare preziosi rapporti umani, non solo con i coach ma anche con gli altri partecipanti, con alcuni dei quali sono rimasto in fraterno contatto.”
La palma della vittoria, per la cronaca, è andata a Erminio Sinni, cantante melodico di grande intensità, con una voce a metà strada fra quelle di Riccardo Cocciante e Claudio Baglioni. Ma noi facciamo i nostri complimenti a Michele: 70 anni suonati ma soprattutto… cantati.



















